Le immagini mentali sono uno dei modi in cui la conoscenza può essere rappresentata.
Il termine ‘immagine mentale’ indica che alcune delle informazioni che gli esseri umani utilizzano sono strutturate in modo tale da dare l’impressione soggettiva che ci sia uno stimolo reale davanti ai loro occhi.
Le procedure che gestiscono le rappresentazioni pittoriche consentono di manipolare le immagini mentali ‘come se’ fossero dati percettivi.
Il modo più comune di pensare alle immagini mentali è come a fotografie intracraniche immagazzinate in un formato molto piccolo e proiettate su uno schermo interno quando vogliamo visualizzarle.

Questo modo non è accettabile per i seguenti motivi:
1) gli oggetti nelle rappresentazioni mentali non sono sempre piatti;
2) gli oggetti nelle rappresentazioni mentali non sono sempre fissi;
3) possiamo arrivare ‘all’interno’ delle rappresentazioni mentali;
4) possiamo esaminare le rappresentazioni mentali da diverse prospettive.
Se non sono figure concrete, che cosa sono queste immagini?
Nel libro ormai famoso intitolato ‘Le immagini nella mente. Creare ed utilizzare le immagini nel cervello’ (1999), S. Kosslyn propone le spiegazioni qui di seguito esposte.
Secondo la visione del cervello come computer (approccio computazionale), un’immagine mentale viene creata unendo insieme diverse parti.
L’immagine sullo schermo di un monitor ci fa capire che ciò che ‘funziona’ come rappresentazione visiva non deve necessariamente ‘essere’ così.
Lo schermo vuoto è come matrice attraversata da centinaia di linee orizzontali e verticali che formano minuscoli quadrati, o caselle, per tutta la sua superficie.
Sullo schermo, le immagini sono in realtà un insieme di punti.
Questa distribuzione schematica dei punti è chiaramente figurativa perché presenta caratteristiche spaziali che consentono allo spazio nella matrice di rappresentare lo spazio reale.
Ma queste caratteristiche spaziali non devono essere necessariamente rappresentate graficamente.
In realtà, all’interno del computer non esiste una matrice concreta (nessuno schermo concreto e tangibile) che visualizzi un’immagine sullo schermo: le caselle di una matrice ipotetica sono invece rappresentate come singole voci nella memoria della macchina.
Il computer identifica questi elementi in modo tale che funzionalmente sembrino ‘come se’ fossero distribuiti in una configurazione visiva.
Allo stesso modo, nel sistema nervoso, le informazioni vengono trasmesse quando una serie di neuroni vengono attivati o disattivati in sequenza.
In questo modo, le cellule nervose possono funzionare ‘come se’ formassero qualcosa di simile a uno schermo televisivo, senza in realtà esserlo.
L’occhio della mente sarà quindi costituito da un insieme di test volti a verificare e interpretare le informazioni contenute in una matrice mentale (o meglio, neuronale).
Per la scienza cognitiva, un’immagine è una rappresentazione mentale che crea l’esperienza di ‘vedere’ qualcosa in assenza di stimoli ottici appropriati.
Per chi immagina, l’esperienza del ‘vedere’ può essere debole o, al contrario, può essere così vivida che l’immagine mentale può essere percepita come se fosse quasi reale, addiritttura sovrapponibile alla percezione della realtà fisica condivisa [dopotutto, le allucinazioni positive (vedere qualcosa che non c’è) sono una fenomenologia estrema di un continuum ‘normale’].
Per questo motivo, le immagini mentali e le tecniche di immaginazione sono spesso utilizzate in psicoterapia, in particolare nei trattamenti di terapia cognitivo-comportamentale (Il ruolo delle immagini mentali in psicoterapia cognitivo-comportamentale).
