Il Disturbo di Conversione (più correttamente denominato Disturbo da Sintomi Neurologici Funzionali) è considerato dalla psicoanalisi il risultato di un processo di conversione di un conflitto psichico inconscio in uno fisico.
Una persona può soffrire di un Disturbo di Conversione se manifesta forme di debolezza, tremori e sintomi che coinvologono il sistema muscolo-scheletrico, tra cui difficoltà a muovere gli arti o paralisi, ma anche difficoltà a deglutire o parlare, ecc., e/o alterazioni significative nei sistemi percettivi e sensoriali, con forme di intorpidimento della pelle, disturbi dell’udito, della vista o dell’olfatto o addirittura convulsioni che imitano il comportamento delle crisi epilettiche o della sincope, tutti sintomi che non sono attribuibili a una malattia neurologica confermata o ad un altro tipo di malattia.
Queste anomalie neurologiche di alcune funzioni motorie e/o sensoriali volontarie rendono la vita del soggetto molto limitata, con effetti negativi e, talvolta, anche molto invalidanti sulle attività lavorative o di studio, sulla vita familiare, sulle attività sportive, sul tempo libero, ecc.
Spesso l’origine dei sintomi o delle crisi non è identificabile, sebbene situazioni stressanti o traumatiche possano esserne fattori causali.
Tuttavia, i sintomi e le crisi possono manifestarsi in persone che hanno già problemi neurologici o anche altri tipi di problemi fisici e, in questi casi, può essere associato un altro disturbo, quello di sintomi somatici (come affaticamento, dolore, ecc.).
La tipologia dei sintomi richiede necessariamente una valutazione neurologica completa, spesso supportata da esami strumentali (elettromiografia, elettroencefalogramma, TAC, risonanza magnetica, ecc.) per escludere la presenza di una patologia neurologica funzionale o organica che potrebbe giustificare la sintomatologia neurologica.
Squilibrio emotivo, ansia, panico, depressione, disturbi di personalità e soprattutto sintomi dissociativi (depersonalizzazione, derealizzazione e amnesia dissociativa) possono coesistere con il Disturbo di Conversione.
Escludendo i fattori causali di natura medica, tenendo conto della possibilità di sovrapposizione con altri disturbi mentali e considerando che la persona affetta da disturbo di conversione non è consapevole di essere causa involontaria dei sintomi e/o delle crisi (a cui, in alcuni casi, può addirittura sembrare indifferente), dal punto di vista del trattamento terapeutico, la psicoterapia cognitiva-comportamentale (che mira a rendere il soggetto consapevole del suo ruolo attivo nella manifestazione dei sintomi e delle crisi e degli eventuali fattori stressanti e relazionali che possono causarli), l’ipnosi (strumento terapeutico molto indicato per questa tipologia di pazienti) e il biofeedback periferico (molto utile per aumentare il livello di consapevolezza del paziente riguardo alla relazione tra processi mentali e immaginativi e reazioni fisiologiche dell’organismo) rappresentano gli interventi di elezione per il disturbo di conversione.
Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista’.
Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:
MANUALE MSD (Versione per i pazienti)
Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5-TR), American Psychiatric Association, Publishing, Washington, DC, 2022 e successivi aggiornamenti.
Nota: le citazioni e le descrizioni delle caratteristiche cliniche presenti in questo testo sono state riviste e tradotte dall’originale inglese dall’autore.
Per l’edizione italiana ufficiale, vedere: American Psychiatric Association (2023). DSM-5-TR. Milano: Raffaello Cortina Editore.
