Dr. Nunzio Bonaventura – Psicologo, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Biofeedback Terapeuta

Le caratteristiche dei processi attentivi

Per comprendere meglio le caratteristiche dei processi attentivi coinvolti nella TCCEO, è necessario chiarire molto bene il concetto di attenzione.

L’attenzione è considerata un processo cognitivo (o mentale) la cui funzione è quella di selezionare alcuni stimoli ambientali, ignorandone altri.

L’attenzione mentale ha una capacità limitata dalle caratteristiche del nostro sistema sensoriale, è influenzata dalla motivazione e dalle aspettative del soggetto e, in funzione di come viene utilizzata, si differenzia in:

  • attenzione selettiva o focalizzata, tipica dei compiti in cui è previsto un certo grado di concentrazione. In questo caso il soggetto restringe volontariamente e temporaneamente il focus dell’attenzione all’ambiente interno (P) o all’ambiente intermedio (C) oppure all’ambiente esterno (A) o ad aspetti limitati di uno di questi ambienti;
  • attenzione divisa o distribuita, che corrisponde alla capacità di prestare attenzione a più aspetti dell’ambiente interno (P), dell’ambiente intermedio (C) o dell’ambiente esterno (A) simultaneamente o a più aspetti di due o di tutti e tre gli ambienti;
  • attenzione alternata, che corrisponde alla capacità mantenere il focus attentivo in modo non rigido, in modo che possa spostarsi da un aspetto all’altro dell’ambiente interno (P), dell’ambiente intermedio (C) o dell’ambiente esterno (A), oppure da un aspetto di un ambiente a quello di un altro ambiente;
  • attenzione sostenuta (o vigilanza), propria dei compiti in cui è previsto un grado di concentrazione significativo e duraturo, in mancanza del quale la prestazione decade notevolmente;
  • attenzione volontaria (o intenzionale), presente quando l’atto attentivo dipende dall’intenzione del soggetto;
  • attenzione automatica (o non intenzionale), attiva quando alcuni aspetti dell’ambiente interno (P),dell’ambiente intermedio (C) o dell’ambiente esterno (A) hanno il potere di attrarre l’attenzione senza l’intenzione del soggetto;
  • attenzione selettiva e distribuita allo stesso tempo, in situazioni in cui l’attenzione è rivolta in modo olistico ed equilibrato a ogni stimolo presente, in quel dato momento, nell’ambiente interno [cognizione(P)], nell’ambiente intermedio [corpo (C), compresi i correlati fisiologici di emozioni e sentimenti] e nell’ambiente esterno [azioni e relazioni (A)], in modo che nessun elemento del campo attentivo assuma maggiore importanza rispetto agli altri.

La capacità di dirigere l’attenzione mentale in modo equilibrato richiede che l’atto attentivo sia il più consapevole possibile (il soggetto sa che sta eseguendo l’atto attentivo), intenzionale (il soggetto desidera eseguire l’atto attentivo), simultaneo (il soggetto esegue l’atto attentivo quasi simultaneamente a tutti e tre i livelli ambientali), diffuso (il soggetto compie l’atto attentivo estendendolo a tutti e tre i livelli ambientali), flessibile (il soggetto esegue l’atto attentivo in modo non rigido), uniforme (il soggetto compie l’atto attentivo con la stessa intensità a tutti e tre i livelli ambientali) e ricettivo (il soggetto compie l’atto attentivo accettando indiscriminatamente i contenuti sperimentati a tutti e tre i livelli ambientali).

Quando l’attenzione mentale è indirizzata in modo equilibrato, la probabilità d’insorgenza e/o mantenimento (o comunque di peggioramento) di una psicopatologia si riduce in modo drastico.

Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista.’