Dr. Nunzio Bonaventura – Psicologo, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Biofeedback Terapeuta

Accumulo compulsivo

Una persona affetta da Disturbo da Accumulo Compulsivo o Disposofobia accumula in modo compulsivo e persistente oggetti (solitamente di scarso valore o utilità, ma non necessariamente) e non riesce a liberarsene (donandoli, vendendoli, riciclandoli, buttandoli via, ecc.) perché ciò crea notevole disagio, ansia, tristezza e/o sensi di colpa, nonostante il fatto che lo spazio abitativo sia notevolmente compromesso a causa della scarsa igiene e dell’impossibilità di utilizzarlo normalmente.

Oltre ad accumulare oggetti di uso comune e facilmente accessibili (come riviste, volantini, sacchetti di plastica, ecc.) in spazi in cui solitamente non vengono conservati (ad esempio, nelle zone giorno della casa, in macchina, al lavoro o altrove), anziché riporli in garage, in cantina, ecc., la persona tende anche ad acquistare oggetti non necessari e sente il bisogno di conservarli insieme ad altri oggetti che ha già accumulato e che sono considerati utili, esteticamente importanti o emotivamente significativi.

Questo comportamento è clinicamente rilevante perché interferisce con le normali relazioni in casa con i membri della famiglia (generando talvolta conflitti coniugali inconciliabili, che possono portare alla disgregazione della famiglia a causa di separazione o divorzio e conflitti tra i membri della famiglia e la persona con disturbo da accumulo e l’isolamento sociale di quest’ultima), con le attività quotidiane della persona (studio, lavoro, socializzazione, ecc.) e con il mantenimento di un ambiente sano e sicuro per sé e per gli altri.

La gravità del Disturbo da Accumulo Compulsivo dipende dalla quantità di oggetti accumulati, dal grado di danno arrecato all’ambiente domestico e dal deterioramento dell’igiene e dell’ordine nell’ambiente circostante (ad esempio, nell’edificio in cui vive la persona affetta dal disturbo, con possibili conseguenze legali, come sfratti, multe, ecc., causate da conflitti con i vicini e/o con il proprietario di casa) e, soprattutto, dal livello di consapevolezza dell’individuo, che varia progressivamente dalla piena consapevolezza del disturbo e delle sue conseguenze fino ai deliri (in caso di negazione totale di entrambi).

Nel caso particolare in cui gli oggetti dell’accumulo compulsivo sono organizzati per categoria e in modo selettivo, il comportamento di accumulo compulsivo è definito normativo e non genera disordine e sporcizia nell’ambiente.

Oltre agli oggetti inanimati, il Disturbo da Accumulo Compulsivo può riguardare anche l’accumulo compulsivo di animali che, a causa della loro quantità, non vengono mai gestiti adeguatamente, né dal punto di vista igienico né da quello della cura fisica e nutrizionale (condizioni che possono comportare conseguenze legali dovute alla possibile trasmissione di malattie dagli animali all’uomo e al maltrattamento degli animali dovuto a scarse condizioni di cura e alimentazione).

Il Disturbo da Accumulo Compulsivo sembra essere inizialmente scatenato da eventi stressanti e/o traumatici, è più comune nelle donne, inizia nell’adolescenza, tende a peggiorare con l’età (soprattutto in età avanzata) e le persone che ne sono affette hanno spesso parenti che soffrono dello stesso disturbo e condividono alcuni tratti caratteriali o comportamentali, come l’indecisione e il perfezionismo.

La depressione maggiore, l’ansia generalizzata, l’ansia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) sono i disturbi mentali più comunemente associati al Disturbo da Accumulo Compulsivo, mentre altri disturbi mentali, condizioni mediche specifiche e alcune lesioni cerebrali possono causare comportamenti di accumulo compulsivo distinti dal disturbo da accumulo compulsivo puro.

Se non trattato, il Disturbo da Accumulo Compulsivo tende ad avere un decorso cronico.

Tra tutti i tipi di psicoterapia, l’applicazione specifica della terapia cognitivo-comportamentale (individuale e di gruppo) al Disturbo da Accumulo Compulsivo è quella che ha prodotto il maggior numero di risultati positivi.

Il modello terapeutico originale di questo disturbo è quello proposto da Frost e Hartl (A cognitive-behavioral model of compulsive hoarding) che considera l’accumulo compulsivo determinato da diversi fattori causali interagenti: (1) deficit nell’elaborazione delle informazioni; (2) difficoltà nel formare attaccamenti emotivi; (3) comportamento di evitamento; e (4) convinzioni errate sulla natura degli oggetti posseduti.

Questo modello e i successivi perfezionamenti (per una sintesi vedere anche ‘Cognitive Behavioral Therapy for Hoarding Disorder: An Updated Meta-Analysis’) sono strutturati come segue:

1) attività di selezione e scarto (durante e tra le sedute di psicoterapia) di oggetti accumulati;

2) esposizione al tipo di oggetti che la persona normalmente accumula e inibizione della risposta comportamentale all’accumulo, una procedura appropriata per contrastare la tendenza all’accumulo;

3) identificazione dei pensieri automatici disfunzionali e ristrutturazione cognitiva delle convinzioni legate all’accumulo compulsivo;

4) formazione per ridurre i deficit delle funzioni esecutive (vale a dire deficit nella capacità di programmare, coordinare, trovare soluzioni ai problemi, gestire il tempo, valutare il comportamento eseguito, ecc.);

5) training motivazionale per proseguire il trattamento del Disturbo da Accumulo Compulsivo;

6) visite domiciliari per aiutare la persona a liberarsi degli oggetti accumulati;

7) psicoterapia di gruppo, per interagire con altre persone che vivono lo stesso problema e fornire aiuto e supporto reciproci.

Tolin D. F. (si veda ‘Toward a biopsychosocial model of hoarding disorder’) ha integrato il modello sopra menzionato con i risultati di recenti ricerche sui fattori biologici e psicologici che contribuiscono al Disturbo da Accumulo Compulsivo.

Sono stati identificati diversi fattori di vulnerabilità allo sviluppo del disturbo, tra cui predisposizione genetica, anomalie nella struttura cerebrale, esperienze di vita traumatiche, tratti della personalità e funzioni cognitive compromesse.

Questi fattori di vulnerabilità interagiscono con un tipo di attività anomala del sistema nervoso centrale (in particolare della rete di salienza) e del sistema nervoso periferico, che assume un carattere bifasico, a riposo (o in condizioni non correlate ai sintomi dell’accumulo compulsivo) o, al contrario, quando la persona prende decisioni riguardanti beni materiali.

In condizioni di riposo è stata registrata una ridotta attività del sistema nervoso centrale e periferico, mentre durante il processo decisionale è stata rilevata una relativa iperattivazione della rete di salienza e di altre regioni cerebrali, che favorisce l’insorgenza di tutti i sintomi cognitivi, emotivi negativi e comportamentali del Disturbo da Accumulo Compulsivo.

Secondo questo modello, il comportamento di accumulo viene rinforzato e mantenuto perché riduce l’iperattivazione del sistema nervoso centrale e periferico e le emozioni negative a esso associate.

L’attuale trattamento cognitivo-comportamentale del Disturbo da Accumulo Compulsivo deve necessariamente tenere conto dei fattori di vulnerabilità recentemente identificati dalla ricerca e deve essere adattato e integrato di conseguenza nel modello preesistente.

In particolare, il terapeuta avrà cura di aiutare il paziente a sviluppare competenze idonee a ridurre le difficoltà oggettive causate da anomalie nella struttura cerebrale (ad esempio, allenando il paziente al controllo delle sue risposte emotive e fisiologiche attraverso l’uso del Biofeedback Periferico per correggere, per quanto possibile, la natura bifasica delle risposte del sistema nervoso centrale e periferico) e dalle funzioni cognitive compromesse (stimolando nuovi apprendimenti e con il supporto di ausili, soprattutto per compensare deficit nelle funzioni esecutive), senza mai trascurare la necessità di intervenire terapeuticamente anche su eventuali esperienze traumatiche o altre psicopatologie, sui tratti di nevroticismo (frequenti emozioni di ansia, paura, rabbia, tristezza e tendenza a sbalzi d’umore e depressione; elevata reattività emotiva e comportamentale e scarsa tolleranza a stimoli, eventi e situazioni stressanti e/o frustranti; bassa autostima e presenza di pensieri disfunzionali), sui problemi coniugali e familiari e sulle preoccupazioni relative alle possibili conseguenze legali che spesso si associano al Disturbo da Accumulo Compulsivo.

Infine, il trattamento cognitivo-comportamentale di questo disturbo spesso necessita di essere supportato da un’adeguata terapia farmacologica, la cui valutazione e prescrizione è responsabilità di uno psichiatra o di un neurologo.

Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista’.

Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:

MANUALE MSD (Versione per i pazienti)

Tolin DF. Toward a biopsychosocial model of hoarding disorder. Journal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders, Volume 36, 2023, 100775, ISSN 2211-3649, https://doi.org/10.1016/j.jocrd.2022.100775

American Psychiatric Association(2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed., text rev.). Washington, DC: APA Publishing.

Nota: Le citazioni e le descrizioni dei quadri clinici presenti in questo testo sono rielaborazioni e traduzioni dall’originale inglese a cura dell’autore.

Per l’edizione ufficiale italiana, si veda: American Psychiatric Association (2023). DSM-5-TR. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Rodgers B, McDonald S, Wootton BM. Cognitive behavioral therapy for hoarding disorder: An updated meta-analysisJ Affect 290:128-135, 2021. doi: 10.1016/j.jad.2021.04.067

Bodryzlova Y, Audet JS, Bergeron K, O’Connor K. Group cognitive-behavioural therapy for hoarding disorder: Systematic review and meta-analysis. Health Soc Care Community. 2019 May;27(3):517-530. doi: 10.1111/hsc.12598. Epub 2018 Jul 23. PMID: 30033635.