La persona che soffre di Agorafobia (adulto o adolescente, raramente bambino) prova paura e ansia intense e inappropriate, che durano molti mesi e che si manifestano quasi sempre quando immagina mentalmente o sperimenta realmente di essere sola in casa o in varie situazioni fuori casa (viaggiare con mezzi di trasporto, trovarsi in spazi aperti, trovarsi in ambienti da cui non è facile allontanarsi facilmente e rapidamente o in mezzo alla folla o in coda, ecc.), soprattutto se non è accompagnata da una persona che ritiene in grado di supportarla emotivamente ed efficacemente in caso di sintomi simili al panico, senso di impotenza (ad esempio, paura di cadere degli anziani) o imbarazzo (come incontinenza urinaria o fecale, vomito, ecc.).
Per cercare di gestire queste emozioni spiacevoli, la persona agorafobica evita attivamente queste situazioni (o altre possibili situazioni non menzionate) attraverso la distrazione o attraverso comportamenti deliberati e cambiamenti nelle abitudini di vita (ad esempio, decidendo di non usare i mezzi pubblici o di non andare a teatro o al cinema, ecc.) oppure le sopporta con intensa paura o ansia e cerca di proteggersi in qualche modo [ad esempio, andando al cinema, ma solo in compagnia e sedendosi vicino all’uscita di sicurezza (comportamento di sicurezza controfobico)] perché teme di non riuscire a scappare facilmente se necessario o che non ci sarà nessuno che intervenga per aiutarla se si sente in imbarazzo o male.
Il disagio emotivo, i sintomi e i comportamenti di evitamento attivo rendono la vita quotidiana della persona agorafobica molto limitata e problematica.
Nei casi più gravi, il soggetto agorafobico non è più in grado uscire di casa e ha bisogno che una persona di cui si fida sia sempre presente, per evitare crisi emotive intese e persino attacchi di panico.
In queste condizioni di disagio emotivo, alcuni individui predisposti possono successivamente manifestare sintomi depressivi (Disturbo Depressivo Maggiore o Disturbo Depressivo Persistente) o una tendenza a sfuggire alla sofferenza e ai sintomi attraverso l’uso di sostanze illegali, alcol, droghe o farmaci da banco.
Come accade con molti altri disturbi d’ansia (Disturbo d’Ansia Generalizzato, Disturbo d’Ansia da Separazione, Fobia Specifica, Disturbo d’Ansia Sociale, Disturbo di Panico), la predisposizione genetica, i traumi infantili (Disturbo Post-Traumatico da Stress e Disturbo Post-Traumatico da Stress Complesso), alcuni tratti della personalità, la difficoltà a gestire lo stress, le strategie di evitamento e l’inibizione comportamentale sono tutte caratteristiche spesso associate all’Agorafobia.
L’Agorafobia è un disturbo d’ansia che tende ad oscillare tra miglioramenti e peggioramenti, ma il trattamento con la psicoterapia, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale (mediante l’uso delle tecniche della desensibilizzazione sistematica e delle tecniche di esposizione, sia inizialmente in immaginazione che poi in vivo, e di ristrutturazione cognitiva dei pensieri catastrofici e di inefficacia e impotenza), le tecniche di rilassamento, di meditazione, l’ipnosi e l’uso del biofeedback periferico (per la gestione delle reazioni emotive e dei sintomi fisici), spesso accompagnati da un supporto farmacologico, offrono ottime possibilità di miglioramento clinicamente significativo.
Infine, può essere utile, a scopo terapeutico, proporre un programma psicoeducativo comportamentale a quelle figure (coniuge, figli, parenti, amici, ecc.) che il paziente agorafobico ritiene capaci di supportarlo emotivamente ed efficacemente.
Il programma avrà come obiettivo l’insegnamento dei principi di modificazione del comportamento e la loro applicazione pratica, al fine di imparare a non rinforzare i sintomi e i comportamenti errati del soggetto agorafobico durante le situazioni da lui percepite come fobiche, ma piuttosto a incoraggiare e premiare i comportamenti adattivi con attenzione e lodi.
Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista’.
Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:
MANUALE MSD (Versione per i pazienti)
National Institute of Mental Health
American Psychiatric Association(2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed., text rev.). Washington, DC: APA Publishing.
Nota: Le citazioni e le descrizioni dei quadri clinici presenti in questo testo sono rielaborazioni e traduzioni dall’originale inglese a cura dell’autore.
Per l’edizione ufficiale italiana, si veda: American Psychiatric Association (2023). DSM-5-TR. Milano: Raffaello Cortina Editore.
