Nell’evoluzione del cognitivismo clinico, la fase denominata cognitivismo di terza generazione è quella successiva all’approccio razionalista (o della terapia cognitiva standard) e post-razionalista (o terapia cognitiva costruttivista).
Tutti gli approcci di terza generazione hanno in comune l’enfasi sulle strategie di cambiamento contestuale ed esperienziale (senza peraltro trascurare l’uso delle strategie direttive e psicoeducative) e spesso considerano importante anche l’aspetto spirituale dell’esistenza.
Lo psicoterapeuta cognitivo di terza generazione crea o realizza (in quest’ultimo caso utilizzando protocolli d’intervento già esistenti e validati) contesti idonei a modificare la relazione che esiste tra la persona in trattamento e i pensieri, le immagini mentali, le sensazioni e le emozioni che essa normalmente sperimenta e che generano e mantengono le stesse o altre emozioni negative, i sintomi, i disturbi lamentati e i modi di agire disfunzionali e disadattavi.
Il linea generale, lo psicoterapeuta che lavora secondo questi approcci non è interessato ad effettuare un intervento di modificazione diretta sugli aspetti disfunzionali della relazione appena menzionati.
Gli obiettivi principali sono quelli di permettere alla persona di potenziare le proprie abilità e di fare esperienze alternative di attenzione/consapevolezza, inibendo l’evitamento esperienziale che ne pregiudica il libero sviluppo e la realizzazione degli obiettivi, in coerenza con i suoi valori di riferimento.
In quest’ottica, qualsiasi metodologia, strategia o tecnica che stimoli il cambiamento contestuale ed esperienziale è facilmente integrabile, anche se teoricamente distante dallo stesso ambito cognitivo-comportamentale.
Questa è la ragione principale per cui lo psicoterapeuta cognitivo di terza generazione riesce ad assimilare, all’interno del suo modello di intervento, elementi costitutivi di modelli diversi, distanti o, in qualche modo, addirittura alternativi.
Gli approcci principali del cognitivismo di terza generazione sono basati sulla Mindfulness (la MBSR di J. Kabat-Zinn e la MBCT di Z. Segal, M. Williams e J. Teasdale), l’accettazione e l’impegno (l’ACT di S. C. Hayes, K. D. Strosahl e K. G. Wilson), la compassione (la CFT di P. Gilbert), la metacognizione (la MCT di Wells basata sul modello S-REF di Wells e Matthewes), l’integrazione di approcci teorici anche diversi da quelli cognitivo-comportamentali (la Schema Therapy di J. F. Young, J. S. Klosko e M. E. Weishaar) e la gestione delle emozioni negative e il controllo della loro intensità (la DBT di M. Linehan).
Anche la Terapia Cognitivo-Comportamentale dell’Equilibrio Olistico (la TCCEO di N. Bonaventura) dei processi attentivi è coerente con questi approcci e ne costituisce un’evoluzione nuova e fruttuosa.
I principi fondamentali del TCCEO sono stati pubblicati per la prima volta nel 2012 (sul precedente sito web professionale) e vengono ulteriormente approfonditi nelle pagine seguenti, nella sezione dedicata di questo sito web e nella sezione sulla meditazione.
In generale, la TCCEO concettualizza l’insorgenza e/o il mantenimento (o comunque il peggioramento) di tutta psicopatologia (tranne delle eccezioni) come il risultato di un uso qualitativo e quantitativo (carente o eccessivo) improprio dei processi attentivi e della consapevolezza.
La TCCEO è una teoria basata su un modello transdiagnostico che integra i metodi, le strategie e le tecniche terapeutiche più efficaci di diversi approcci della Terapia Cognitiva e Comportamentale con alcuni principi della Teoria Tricromatica dell’Equilibrio dei Sistemi (la T.T.E.S. di N. Bonaventura) e con le conoscenze e le pratiche illuminate delle più antiche e autorevoli tradizioni sapienziali dell’umanità.
La TCCEO impiega un set di strategie cognitive, comportamentali e multidisciplinari — che includono il biofeedback periferico, l’ipnosi clinica e pratiche di rilassamento e meditazione — finalizzate a consolidare la presenza consapevole, la salute clinica e la prevenzione del disagio sociale.
Questo intervento, pur nascendo come protocollo clinico per il trattamento dei disturbi mentali, si rivela un percorso prezioso per chiunque aspiri a un potenziamento delle proprie facoltà cognitive.
Risulta infatti particolarmente efficace per chi desidera ottimizzare l’attenzione, la concentrazione, l’equilibrio interiore e il benessere globale.
Il vertice evolutivo di questo approccio, orientato esclusivamente a finalità non cliniche, è rappresentato dalla MEPAC (Metodologia per l’Equilibrio dei Processi Attentivi sui Chakra).
Tale metodologia specialistica è preclusa a soggetti con patologie manifeste (sia fisiche che psichiche), essendo configurato come un percorso di alta formazione personale.
L’accesso alla MEPAC è dunque destinato a chi ha già concluso l’iter terapeutico TCCEO o a individui che, privi di quadri clinici, manifestino una spiccata attitudine verso l’auto-realizzazione e lo sviluppo delle potenzialità umane.
A livello operativo, la metodologia adotta l’antico schema dei Chakra quale griglia di riferimento per orientare e riordinare i flussi dell’attenzione.
La TCCEO, pur mantenendo la sua specificità, ha molti punti di contatto con gli altri approcci cognitivi di terza generazione, elencati e brevemente discussi nelle pagine che seguono.
La Mindfulness-Based Stress Reduction (J. Kabat-Zinn) è una procedura standardizzata basata sulla meditazione di consapevolezza e ha l’obiettivo di ridurre il disagio e la sofferenza determinate dallo stress cronico, mentre la Mindfulness-Based Cognitive Therapy (Z. Segal, M. Williams e J. Teasdale) integra I principi della Terapia Cognitiva con quelli della Mindfulness ed è stata concepita e applicata clinicamente soprattutto alla prevenzione della ricaduta nei disturbi depressivi.
Il termine Mindfulness, ormai perfettamente integrato nel linguaggio psicoterapeutico, indica ‘uno stato mentale che ha a che fare con particolari qualità dell’attenzione e della consapevolezza che possono essere coltivate e sviluppate attraverso la meditazione’.
Si tratta della consapevolezza che emerge attraverso il prestare attenzione allo svolgersi dell’esperienza momento per momento:
- con intenzione;
- nel presente;
- in modo non giudicante
(F. Giommi, introduzione del libro ‘Mindfulness’, Segal, Williams e Teasdale, Bollati Boringhieri, 2006).
I due principi fondamentali dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), ovvero la ‘psicoterapia basata sull’accettazione e l’impegno’, sono imparare ad accettare la realtà interna (Acceptance) e impegnarsi ad agire in conformità con i valori e gli obiettivi personali (Commitment).
Per l’ACT, riferirsi a se stessi e agli altri usando il linguaggio in modo poco consapevole e inappropriato (ad es., attraverso processi di identificazione, fusione e dialogo interno disfunzionale e disadattivo) è un aspetto fondamentale da considerare e modificare durante il trattamento terapeutico.
La ‘defusione cognitiva’ è il processo attraverso il quale la persona in trattamento impara a prendere le distanze dal pensiero, dall’immaginazione e dal dialogo interno, non considerandoli più parti essenziali di sé (disidentificazione), ma eventi interni da osservare.
Lo stesso tipo di processo di defusione e disidentificazione dovrà essere appreso nei confronti delle sensazioni, delle emozioni o di qualsiasi altro vissuto o comportamento.
La Compassion-Focused Therapy (la psicoterapia basata sulla compassione) si concentra invece sui sentimenti di colpa, vergogna e autocritica e li considera aspetti centrali di molti disturbi e problemi mentali.
I disturbi e i problemi sarebbero il risultato di uno squilibrio nella regolazione delle emozioni, squilibrio che può essere corretto attraverso la compassione (l’accudimento, la gentilezza, il contenimento affettivo, la sensibilità, la partecipazione emotiva e l’empatia, la tolleranza alla sofferenza e l’atteggiamento non giudicante) del terapeuta durante il trattamento.
Per raggiungere questo obiettivo, il terapeuta dimostra direttamente (attraverso il suo comportamento verbale e non verbale e in forma psicoeducativa) un atteggiamento compassionevole nei confronti della persona in trattamento, che impara a comportarsi con compassione verso se stessa.
Alcuni ‘attributi’ dell’apprendimento alla compassione, in particolare la partecipazione emotiva, la tolleranza alla sofferenza e l’atteggiamento non giudicante, rappresentano il legame più evidente con gli altri approcci di terza generazione.
La Terapia Metacognitiva si basa sul modello S-REF (Self-Regulatory Executive Function), un modello che supera le classificazioni diagnostiche e che attribuisce i disturbi mentali a funzioni alterate nella correzione cognitiva volontaria delle differenze riscontrate tra gli stati desiderati del sé (come circostanze ambientali o stati mentali) e gli stati che si riscontrano oggettivamente in risposta all’elaborazione cognitiva automatica e inconscia dello stimolo attivante, il cui risultato è percepito consciamente come disagio espresso da sintomi fisici e psichici (ad esempio, ansia, paura, angoscia e pensieri correlati).
La Metacognizione è considerata una funzione, per molti aspetti inconscia, che controlla i processi mentali dell’attenzione e del pensiero ed è coinvolta nella correzione cognitiva volontaria sopra menzionata attraverso conoscenze e credenze accurate su come utilizzare l’attività del pensiero.
Quando il processo attentivo (ad esempio, l’eccessiva attenzione a una sensazione corporea vissuta come minacciosa, tipica del Disturbo d’Ansia di Malattia e del Disturbo da Sintomi Somatici) e i processi di pensiero (ad esempio, come nel caso della ruminazione, tipica del Disturbo Ossessivo-Compulsivo) vengono attivati per lungo tempo e in modo eccessivo, si verifica la Sindrome Cognitivo-Attentiva (CAS).
Essa è basata su credenze e schemi metacognitivi disadattivi e strategie di coping inadeguate, che la Terapia Metacognitiva corregge con strategie e tecniche opportune e funzionali, come la Detached Mindfulness (DM), particolarmente indicata per imparare a prendere le distanze dai pensieri e dalle loro conseguenze (per esempio, la ruminazione mentale volontaria).
La Schema Therapy integra vari approcci teorici alla terapia cognitivo-comportamentale per il trattamento dei disturbi di personalità.
La Schema Therapy sottolinea l’aspetto evolutivo del disturbo, con particolare riferimento al periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, le sue implicazioni emotive, soprattutto in relazione alla qualità e al tipo di relazione terapeutica, e le modalità disfunzionali con cui la persona in trattamento affronta le proprie difficoltà.
Questa teoria è stata applicata con buoni risultati all’ansia, alla depressione, alla terapia di coppia, ma anche nel trattamento psicoterapeutico dell’antisocialità e della tossicodipendenza.
La Dialectical Behavior Therapy è stata concepita per il trattamento del disturbo borderline di personalità.
Questa teoria ritiene che la causa fondamentale dell’insorgenza e dell’evoluzione del disturbo sia ‘la compromissione dell’attività funzionale dei sistemi che regolano le risposte emotive’.
La terapia ha come obiettivo principale l’allenamento della persona in trattamento (con diverse strategie e tecniche e attraverso l’atteggiamento ‘validante’ del terapeuta) a gestire le Emozioni Negative e a controllarne l’intensità, al fine di favorirne una maggiore regolazione, soprattutto nelle interazioni socio-affettive.
Da quanto visto finora, lo psicoterapeuta cognitivo di terza generazione può assimilare, all’interno del suo modello di intervento, elementi costitutivi di modelli diversi, distanti o addirittura alternativi.
Questo processo di integrazione dell’orientamento cognitivo-comportamentale con i diversi orientamenti clinici ha caratterizzato questa terza fase, ed è prevedibile che in futuro l’integrazione teorica e metodologica tra i diversi orientamenti assumerà sempre maggiore importanza e significato.
Nota: ‘In accordo con la psicopatologia fenomenologica di Karl Jaspers, va sottolineato che i chakra vengono utilizzati esclusivamente come mappe concettuali per la gestione del carico attentivo e l’analisi dei vissuti soggettivi. L’approccio fenomenologico, infatti, cerca la connessione interna dei sensi: non chiede perché succede (spiegazione causale), ma come appare alla coscienza del soggetto.’
Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:
Marsha M. Linehan. Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline. Il modello DBT. Raffaello Cortina Editore. 2021
P. Gilbert. Introducing compassion-focused therapy. Published online by Cambridge University Press, 2018.
Zindel Segal, Mark Williams, and John Teasdale. Foreword by Jon Kabat-Zinn. Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Depression. Second Edition. The Guilford Press, 2018.
Steven C. Hayes, Kirk D. Strosahl, and Kelly G. Wilson. Acceptance and Commitment Therapy. Second Edition. The Process and Practice of Mindful Change. The Guilford Press, 2016.
A. Wells. Metacognitive Therapy for Anxiety and Depression. Reprint Edition. The Guilford Press, 2011.
