La Fobia Specifica è una paura o ansia eccessiva e sproporzionata, che dura più di 6 mesi, sperimentata frequentemente o sempre immediatamente in presenza a un oggetto specifico (ad es., una bambola, un computer, un telefono, ecc.), un animale (ad es., un topo, un ragno, un serpente, un cane, ecc.), un elemento o fenomeno naturale (ad es., acqua, fuoco, vento, fulmini, tuoni, ecc.), piccoli interventi medici sul corpo (ad es., iniezioni, trasfusioni di sangue, ecografie, ecc.), una situazione (ad es., un ascensore, un cinema, un teatro, uno spazio chiuso, un aereo o altri mezzi di trasporto, ecc.) o altro (ad es., minzione, defecazione, soffocamento, vomito, ecc.).
In realtà, lo stimolo in senso generale (vale a dire uno stimolo, un evento o una situazione) che può essere trasformato in una fobia specifica può essere limitato solo dall’immaginazione umana.
Lo stimolo fobico viene attivamente evitato o scarsamente tollerato, indipendentemente dal fatto che sia previsto o effettivamente presente, e l’intensità della reazione emotiva varia a seconda della sua distanza fisica dal soggetto fobico.
La paura o l’ansia anticipatoria possono raggiungere l’intensità di un attacco di panico e manifestarsi in modo diverso a seconda delle caratteristiche e dell’età del soggetto (urla, pianto, fuga, immobilità, ecc.).
I fattori scatenanti di una fobia specifica possono essere più o meno noti al soggetto fobico e possono essere molto diversi: da un attacco di panico in qualche modo legato allo stimolo fobico a un evento traumatico (ad esempio, un abuso fisico o sessuale) subito dal soggetto fobico (nell’infanzia, nell’adolescenza o da adulto) o da altre persone a lui note, oppure a causa di informazioni acquisite o ricevute sulle presunte qualità ‘pericolose’ dello stimolo fobico (ad esempio, informazioni fantasiose sulla natura minacciosa dei tuoni ricevute da un genitore con la fobia dei tuoni).
Tra i principali fattori predisponenti alle fobie specifiche vi sono l’ereditarietà, l’instabilità emotiva, la predominanza di emozioni negative, i tratti depressivi, la difficoltà a gestire lo stress (scolastico, lavorativo, ecc.), la tendenza a inibire il comportamento di fronte a stimoli considerati minacciosi o molto stressanti, fino a manifestare una risposta emotiva e comportamentale paralizzante o addirittura la perdita di coscienza.
Anche un attaccamento genitoriale non riuscito di tipo ansioso o genitori che soffrono di altri disturbi d’ansia o che sono stati separati prematuramente dai propri figli a causa di una morte prematura o di una disgregazione familiare possono essere fattori predisponenti per fobie specifiche.
Spesso i soggetti fobici possono contemporaneamente avere altri disturbi mentali, in particolare altri disturbi d’ansia, disturbi depressivi e da sintomi somatici.
La fobia per piccoli interventi medici sul corpo (ad es., iniezioni, trasfusioni di sangue, trattamenti terapeutici di lesioni, ecografie, gastroscopie, colonscopie, TAC, risonanze magnetiche, ecc.), può costituire un fattore psicologico che peggiora la condizione medica, questo perché il soggetto fobico affetto da questo tipo di fobia tende a evitare visite, esami o richieste di cure mediche anche quando sono realmente necessarie.
Se non trattata, la fobia specifica tende spesso a durare tutta la vita e a interferire in modo variabile con le attività quotidiane, a seconda della prevalenza dello stimolo fobico nell’ambiente di vita del soggetto (un soggetto che vive in una città lontana dalla campagna e ha la fobia dei serpenti difficilmente incontrerà un serpente; al contrario, se avesse la fobia degli ascensori e vivesse al decimo piano, la vita quotidiana diventerebbe molto difficile).
Il modo migliore per liberarsi di una fobia è affrontare lo stimolo fobico, ma sfortunatamente la persona fobica raramente, se non mai, lo affronterà volontariamente da sola.
La terapia cognitivo-comportamentale delle fobie specifiche privilegia un approccio comportamentale, in particolare un approccio progressivo all’immaginazione (desensibilizzazione sistematica) e/o all’esposizione in vivo (terapia dell’esposizione) allo stimolo fobico, con il supporto tranquillizzante e incoraggiante dello psicoterapeuta.
Risposte di iperattivazione del sistema nervoso simpatico (tensione muscolare, sudorazione, tachicardia, ipertensione, iperventilazione, variazioni della temperatura periferica, ecc.) o vasovagali (abbassamento della pressione, possibilità di svenimento, ecc.), dipendenti dalla variabilità di attivazione del sistema nervoso vegetativo, possono essere presenti durante il confronto con lo stimolo fobico e possono essere trattate con un intervento di Biofeedback Periferico, con tecniche di rilassamento, con l’ipnosi e con la meditazione.
Anche la LTDR e l’EMDR, due trattamenti specifici per i traumi e altri disturbi, possono essere utilizzati con successo per il trattamento delle fobie.
Per quanto riguarda l’approccio farmacologico, nei casi in cui lo ritenga necessario, il medico potrà prescrivere l’uso di determinati farmaci.
Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista’.
Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:
MANUALE MSD (Versione per i pazienti)
National Institute of Mental Health
American Psychiatric Association (2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed., text rev.). Washington, DC: APA Publishing.
Nota: Le citazioni e le descrizioni dei quadri clinici presenti in questo testo sono rielaborazioni e traduzioni dall’originale inglese a cura dell’autore.
Per l’edizione ufficiale italiana, si veda: American Psychiatric Association (2023). DSM-5-TR. Milano: Raffaello Cortina Editore.
