Una persona affetta da Disturbo da Dismorfismo Corporeo (o Dismorfofobia) è costantemente preoccupata per i difetti o le imperfezioni percepiti nel proprio aspetto fisico [in particolare nel viso (come acne, rughe, colore della pelle, capelli, barba, ecc.) e nella forma dei suoi componenti (occhi, orecchie, naso, bocca, zigomi, mascella, ecc.), ma anche nelle braccia, nelle gambe, nel torace, nei glutei, nel pene o in qualsiasi altra parte del corpo] che sono percepiti come brutti, sproporzionati o comunque sgradevoli, ma che, al contrario, non sono percepiti affatto come tali o sono percepiti come tali in misura trascurabile dagli altri.
Per contrastare queste preoccupazioni angoscianti, la vergogna, l’ansia e i conseguenti sbalzi d’umore, la persona presta un’eccessiva attenzione al proprio corpo [definito come ambiente intermedio nella Terapia Cognitivo-Comportamentale dell’Equilibrio Olistico (TCCEO di N. Bonaventura) dei processi attentivi] ed esegue vari tipi di controlli ripetitivi e difficili da interrompere sul proprio aspetto fisico (ad esempio, pettinarsi, truccarsi, radersi, ecc., soprattutto allo specchio o su qualsiasi superficie riflettente), valuta costantemente l’aspetto fisico delle altre persone per individuare eventuali differenze rispetto al proprio (attenzione ossessiva volta a confrontare l’ambiente intermedio con l’ambiente esterno) e fa tutto il possibile per evitare giudizi negativi da parte loro (giudizi negativi che spesso sono solo immaginati e che a volte possono essere definiti forme di delirio), cercando insistentemente conforto e rassicurazioni sull’adeguatezza del proprio aspetto fisico da familiari o altre persone a lui vicine.
La manipolazione ripetuta della pelle per nascondere le imperfezioni e ottenere una maggiore attrattiva può portare a tutti gli effetti collaterali negativi del Disturbo da Escoriazione, mentre se l’oggetto della manipolazione sono i capelli o i peli del corpo, si possono verificare gli effetti collaterali della Tricotillomania.
Per nascondere le imperfezioni percepite, una persona affetta da Disturbo da Dismorfismo Corporeo può ricorrere a qualsiasi mezzo necessario, come indossare abiti lunghi o larghi, sciarpe, cappelli, scialli, scarpe che nascondono i piedi, ecc., oppure acconciature insolite, con frange che coprono la fronte, le orecchie, gli occhi, ecc., e usare un trucco pesante sul viso.
Il tentativo più estremo e quasi sempre infruttuoso di contrastare queste preoccupazioni angoscianti riguardo al proprio aspetto fisico è quello di ricorrere a un intervento chirurgico correttivo su parti del corpo considerate sgradevoli, brutte e spregevoli.
Un comportamento alternativo o complementare al prestare eccessiva attenzione al proprio corpo e all’eseguire vari tipi di manipolazioni e controlli ripetuti dell’aspetto fisico per combattere le preoccupazioni e le loro conseguenze emotive e fisiologiche è quello di evitare accuratamente specchi e superfici riflettenti.
In questo caso la preoccupazione principale diventa quella di prestare eccessiva attenzione alla mancanza di specchi e superfici riflettenti nell’ambiente esterno, con un continuo sforzo mentale e un notevole spreco di tempo ed energie.
Nonostante gli sforzi della persona per ridurre tali preoccupazioni, queste persistono, spesso diventano più frequenti, durano diverse ore al giorno e si intensificano al punto da creare notevoli difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane e nelle attività ricreative, sociali e familiari.
Il Disturbo da Dismorfismo Corporeo sembra essere più comune nelle donne (particolarmente preoccupate per l’eccesso di peso e per le dimensioni e la forma del proprio corpo) che negli uomini (solitamente più preoccupati per le dimensioni e la forma dei propri genitali, la scarsa massa muscolare e la perdita di capelli), tende a iniziare in giovane età, a persistere nell’età adulta e i sintomi (comportamenti evitanti, tendenza all’ansia sociale, alla depressione e agli sbalzi d’umore negativi, ecc.) e i tratti della personalità (perfezionismo, introversione, scarsa considerazione di sé, ecc.) associati alle preoccupazioni per l’aspetto fisico sono influenzati da fattori genetici.
Una variante presente quasi esclusivamente negli uomini giovani e adulti è la dismorfia muscolare, ovvero la preoccupazione che il corpo o alcune sue parti siano troppo piccole o poco muscolose.
Per contrastare questa preoccupazione, queste persone seguono diete particolari, svolgono attività fisica eccessiva e potenzialmente dannosa e assumono sostanze (come gli anabolizzanti) con effetti collaterali non sempre prevedibili.
Un’altra variante del Disturbo da Dismorfismo Corporeo si verifica quando una persona è preoccupata per i difetti o le imperfezioni percepiti nell’aspetto di un’altra persona, solitamente qualcuno che conosce e a cui è emotivamente legato, ma potrebbe anche trattarsi di uno sconosciuto.
Il Disturbo da Dismorfismo Corporeo è quasi sempre associato ad altri disturbi mentali e, oltre quelli precedentemente menzionati, il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, i Disturbi Alimentari (Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e Alimentazione Incontrollata) e i Disturbi da Uso di Sostanze sono quelli più frequentemente osservati.
Se non trattato adeguatamente, il Disturbo da Dismorfismo Corporeo tende a diventare cronico e a causare gravi difficoltà nella normale vita quotidiana della persona.
Il trattamento più appropriato per questo disturbo è la psicoterapia cognitivo-comportamentale e le sue diverse strategie e tecniche terapeutiche.
La ricerca clinica ha dimostrato che una persona affetta da Disturbo da Dismorfismo Corporeo può avere diversi gradi di consapevolezza (che vanno dalla consapevolezza completa alla totale mancanza di consapevolezza, con livelli intermedi) riguardo alla veridicità delle proprie preoccupazioni e convinzioni sui difetti o sulle imperfezioni percepiti nel proprio aspetto fisico.
Uno degli obiettivi iniziali per ottenere una maggiore motivazione al trattamento è quindi che la persona prenda maggiore consapevolezza del proprio disturbo, anche se questo non corrisponderà immediatamente a una modificazione positiva dei cambiamenti percettivi del proprio aspetto fisico.
A questo proposito, non va trascurato che diversi studi hanno evidenziato l’implicazione di anomalie neurofisiologiche nell’elaborazione delle informazioni visive in arrivo (comprese quelle relative all’aspetto fisico), la presenza di deficit nelle funzioni esecutive, nell’attenzione e nell’interpretazione emotiva delle espressioni facciali.
Questi risultati indicano la necessità terapeutica di un allenamento specifico della percezione per compensare le anomalie neurofisiologiche e la presenza di deficit.
L’esposizione graduale a situazioni sociali, l’inibizione dei comportamenti di evitamento in queste situazioni e l’astensione dal controllo rituale del proprio aspetto corporeo sono alcune delle principali strategie terapeutiche dell’approccio comportamentale nel trattamento del Disturbo da Dismorfismo Corporeo.
Altre strategie e tecniche terapeutiche nel trattamento di questo disturbo (come l’allenamento all’inversione delle abitudini, identificare e modificare i pensieri automatici disfunzionali, ecc.), con gli opportuni adattamenti, sono le stesse considerate nel trattamento del Disturbo da Escoriazione (si veda questo disturbo per maggiori informazioni).
Infine, un rischio che il terapeuta prende sempre in considerazione quando tratta casi gravi di Disturbo da Dismorfismo Corporeo (in particolare quelli che coinvolgono traumi infantili, abusi e/o bullismo) sono i pensieri suicidari e i possibili tentativi di suicidio causati dalla disperazione e dalla mancanza di speranza dovute all’incapacità di gestire le preoccupazioni relative al proprio aspetto corporeo (in questi casi, la psicoterapia è spesso associata a un’adeguata farmacoterapia di supporto).
Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista’.
Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:
MANUALE MSD (Versione per i pazienti)
American Psychiatric Association(2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed., text rev.). Washington, DC: APA Publishing.
Nota: Le citazioni e le descrizioni dei quadri clinici presenti in questo testo sono rielaborazioni e traduzioni dall’originale inglese a cura dell’autore.
Per l’edizione ufficiale italiana, si veda: American Psychiatric Association (2023). DSM-5-TR. Milano: Raffaello Cortina Editore.
