Avviso metodologico e criterio di accesso. Il materiale contenuto in questa parte del sito non ha carattere clinico, terapeutico o riabilitativo e si colloca rigidamente al di fuori dell’ambito della psicoterapia. Questa sezione è riservata esclusivamente alle persone che presentano i requisiti di idoneità psicofisiologica per accedere alla MEPAC (Metodologia per l’Equilibrio dei Processi Attentivi sui Chakra di N. Bonaventura), quale strumento operativo per favorire l’assorbimento in meditazione (Dhyana) profonda e le condizioni per la realizzazione del Samadhi o assorbimento totale (l’ultimo degli otto stadi dell’Astanga Yoga di Patanjali). L’accesso è limitato a coloro che hanno già concluso positivamente un percorso terapeutico e clinico con la TCCEO (Terapia Cognitivo-Comportamentale dell’Equilibrio Olistico dei processi attentivi di N. Bonaventura) e desiderano proseguire oltre, o a individui che, in accertate condizioni di benessere e stabilità del sistema nervoso, siano fortemente motivati al lavoro interiore e allo sviluppo personale.
Ordine Metafisico Universale, Intuizione Pura e Prassi Attentiva Avanzata
La risoluzione delle asimmetrie funzionali e la stabilizzazione dell’arousal, operate dai protocolli terapeutici della TCCEO nei tre ambienti, rispettivamente, Pensiero (P), Corpo (C) e Azione (A), costituiscono esclusivamente la conditio sine qua non per la rimozione del rumore biologico di fondo. Al di là del confine della clinica, l’indagine cessa di essere riparativa per configurarsi come ordinamento metafisico universale e verticalizzazione dell’Essere.
Questo spazio è riservato rigorosamente a sistemi psicofisici che albergano stabilmente all’interno della Finestra di Tolleranza e sono mossi da una reale qualificazione all’indagine transpersonale.
Una volta appresi i fondamenti della meditazione per principianti, prima di passare alle pratiche ‘verticali’ avanzate, può essere utile, ma non indispensabile (in base alle esigenze evolutive e all’orientamento attitudinale del soggetto), utilizzare la sintonizzazione biologica precedentemente acquisita e compiere una transizione esplorativa verso lo spazio psichico interiore.
A tal proposito, attraverso alcuni degli esercizi del Training Autogeno Superiore o di altre tecniche e strategie, è possibile indagare istanze mentali inconscie e destrutturare le connessioni con l’ego narrativo ordinario.
L’inserimento di questa fase non persegue finalità di indagine analitica o di decodifica dei contenuti psichici, ma risponde a una precisa necessità di ingegneria attentiva. L’inconscio e le strutture dell’ego narrativo agiscono infatti come generatori di forze centripete, capaci di parassitare il focus e di attivare continui meccanismi di cattura attentiva involontaria. Se non bonificati, questi nuclei sommersi sottraggono il potenziale energetico necessario alla verticalizzazione, agendo come vettori di gravità psichica.
Il lavoro della MEPAC si configura pertanto come un’opera puramente sottrattiva: l’evoluzione verticale non si realizza attraverso l’aggiunta di nuove competenze egoiche, costrutti intellettuali o sovrastrutture nozionistiche, bensì attraverso la rimozione scientifica di ciò che appesantisce il sistema.
L’utilizzo delle tecniche e delle strategie d’indagine dell’inconscio, volte alla dissoluzione dell’ego narrativo e alla disconnessione dai circuiti autoreferenziali ordinari, qui si giustificano unicamente come strumenti di neutralizzazione e disattivazione di tali interferenze attentive inferiori.
Questa prassi si inserisce in una perfetta affinità elettiva con l’impostazione dottrinale di Sri Aurobindo e del suo Yoga Integrale: il superamento del subconscio non avviene per via analitica o risalita dal basso, ma attraverso un movimento discendente.
È fondamentale ribadire che questo percorso si colloca totalmente al di fuori dell’ambito psicoterapeutico: il processo non mira alla cura, ma si configura come un percorso di auto-esplorazione tecnicamente e dottrinalmente assistita dal trainer. La figura del professionista non interviene qui in veste clinica, ma come custode del metodo e supervisore tecnico, garantendo il rigore esecutivo e la corretta applicazione dei principi dottrinali.
In tal senso, il praticante ammesso alla MEPAC ha già ampiamente dimostrato, in sede di rigida selezione preliminare, la piena capacità di confrontarsi con le proprie parti ‘in ombra’ e con il materiale subconscio senza manifestare destabilizzazioni visibili o agiti proiettivi. La stabilità strutturale del sistema ricevente è l’unico presupposto che consente di procedere in sicurezza e precisione.
Qualora tuttavia, nel corso delle pratiche avanzate, il soggetto dovesse presentare significativi momenti regressivi o alterazioni dell’equilibrio psicofisico, l’iter transpersonale verrà immediatamente sospeso. Ad esclusiva tutela dell’integrità della persona, il percorso dovrà prevedere una rivalutazione e una presa in carico in chiave clinica e psicoterapeutica fino alla risoluzione delle criticità riscontrate.
Attraverso l’atto dell’intuizione pura — intesa come un vettore di consapevolezza sovrarazionale che cala dall’alto — la luce della Coscienza Universale penetra la dimensione subconscia della Coscienza Individuale, disarmando i condizionamenti e i loop autoreferenziali dell’ego mediante un asse attentivo reso finalmente stabile e unidirezionale.
In pieno accordo con la visione aurobindiana, non si esplora l’inconscio per abitarlo o psicologizzarlo, ma per bonificarlo dall’alto, neutralizzandone le resistenze e rendendolo attentivamente inerte e trasparente.
Questa progressiva purificazione svuota i campi di attrazione inferiori e stabilizza l’asse energetico, costituendo la premessa operativa utile a liberare l’intero potenziale della prassi attentiva avanzata (MEPAC) verso l’ascesa verticale e l’unione con l’Ordine Metafisico.
Le prassi avanzate non strutturano tecniche frammentarie o occasionali, ma richiedono la tenuta del campo attentivo su tempi prolungati e geometrie esecutive ad alta complessità informativa, dove la mente tollera stati di coscienza espansi senza regressioni o scissioni dell’identità.
Proprio all’interno di queste geometrie non automatizzabili e di prolungata tenuta del campo, l’atto attenzionale trova il proprio compimento operativo attraverso quello che G.I. Gurdjieff definisce il Ricordo di Sé Permanente. Lo sdoppiamento dell’atto attentivo evolve qui nello sforzo consapevole e continuo della presenza simultanea, educando il soggetto ad abitare l’azione nel mondo esterno preservando intatta la coscienza del Testimone nel ‘veicolo’ somatico.
Questa interazione coordinata e simultanea tra l’interno e l’esterno contribuisce significativamente a disinnescare l’auto-oscuramento della coscienza (Ātmasaṃkoca) e interrompe radicalmente la frammentazione identitaria indotta dagli automatismi e dalla meccanicità biologica della personalità ordinaria, traghettando il sistema verso una sovranità percettiva stabile.
Questo tipo di sintonizzazione tra l’interno e l’esterno si esprime visivamente e meccanicamente in una specifica tassonomia di movimenti e combinazioni di posture assunte consapevolmente, il cui significato riveste un importante valore simbolico, e di cui l’opera coreografica di G.I. Gurdjieff costituisce un noto esempio illustrativo.
La MEPAC isola il nucleo biologico e funzionale di tali antiche tecnologie della mente, evidenziando la conformità dei propri criteri di ingegneria attentiva a leggi universali dell’organismo e della coscienza, e dimostrando come il proprio sistema indipendente possegga le chiavi scientifiche e sapienziali per decodificare, includere e spiegare i principii esecutivi della prassi tradizionale.
All’interno di questo specifico asse di coordinazione e movimento, anche alcune tecniche della MEPAC esigono un’esecuzione geometrica rigorosa, tassativa e strutturata, la quale impone l’impegno simultaneo, asincrono e polarizzato dei tre distretti specifici denominati da Gurdjieff: il centro intellettuale, vincolato all’Ambiente P attraverso equazioni ritmiche e conteggi di elevata complessità; il centro motorio-istintivo, ancorato all’Ambiente C (per quel che riguarda la componente somatica) e all’Ambiente A (in quanto distretto deputato al comportamento e alle relazioni con il mondo circostante) mediante vettori geometrici asimmetrici e attraverso la coordinazione, il rigore esecutivo e l’estetica di movimenti asincroni perfettamente sincronizzati all’interno del gruppo esperienziale; e infine il centro emozionale, che agisce in modo strutturalmente trasversale a tutti gli ambienti dell’esperienza.
Lo sforzo intenzionale e centralizzato richiesto da queste geometrie impone una sincronizzazione bioelettrica forzata tra gli emisferi cerebrali, determinando l’azzeramento immediato della meccanicità biologica e costringendo il sistema a stabilizzarsi in uno stato di altissima coerenza interna e vigilanza rilassata.
Ad una differente coordinazione vettoriale si improntano le Danze Sufi, le quali si collocano come perfetto anello di congiunzione geometrico e transizionale. Questa prassi sposta il baricentro esecutivo sul mantenimento di un asse verticale assoluto e immobile — che René Guénon identifica metafisicamente come il Centro o il Polo, il perno immutabile attorno a cui ruota l’intero universo visibile e la realtà materiale —, lasciando che la periferia del corpo fluisca in un movimento rotatorio continuo e ipnotico.
L’attenzione si fissa sulla stabilità dell’asse (Ambiente C) mentre l’Ambiente A si dilata nella sintonizzazione con lo spazio circostante: questa saturazione dei vettori psicofisici disattiva l’iper-investimento cognitivo, inducendo il silenziamento progressivo dell’Ambiente P (Pensieri e dialogo interiore), allentando le tensioni strutturali e preparando l’organismo ad allargare progressivamente i propri gradi di libertà; un dispositivo tradizionale di cui lo stesso Osho ha colto il valore attenzionale, riadattandolo in chiave moderna all’interno dei propri moduli esecutivi.
Il culmine di questa espansione motoria ed emotiva si riscontra in quella specifica classe di dispositivi che definiamo i Gradienti Dinamico-Statici ereditati dall’opera di Osho. A differenza della rigidità micrometrica di Gurdjieff, queste tecniche mantengono sì una rigorosa struttura di base riguardo alla sequenza fissa delle fasi, ma lasciano spazio a un’espressività motoria ed emotiva libera e non strutturata all’interno dell’esecuzione della singola fase della pratica.
Tali prassi si rifanno direttamente, rivedendole in chiave moderna, a specifiche tecniche tantriche tradizionali di focalizzazione ed espansione della coscienza già codificate all’interno del monumentale testo del Vijñāna Bhairava Tantra, uno dei testi fondamentali e sacri dello Shivaismo Tantrico Non Dualista del Kashmir e riconducibile, in particolare, agli insegnamenti e alle pratiche della scuola del Trika — dottrina fondata sul riconoscimento della natura trinitaria e indissolubile della realtà, articolata nell’interazione dinamica tra l’Assoluto o Coscienza Universale (Śiva), la sua Energia vibrante (Śakti) e l’individuo limitato o coscienza individuale (Nara).
Attraverso la prima fase di tale struttura, dominata da una libera ma intensa espressione fisica totale, il protocollo satura ed esaurisce per via cinetica e respiratoria le armature e le rigide sovrastrutture somatiche dell’occidentale medio, scaricando interamente la reattività ortosimpatica e il carico adrenergico accumulato.
Questa espressione fisica totale pone le condizioni biologiche affinché l’organismo possa collassare istantaneamente, nella fase statica successiva, in un Silenzio della Mente assoluto e privo di rumore di fondo.
La MEPAC valorizza sia il rigore asincrono di Gurdjieff sia queste dinamiche di espressività libera di Osho per educare il centro di controllo a padroneggiare flessibilmente ogni gradiente di attivazione e rilascio somatico, insegnando così al praticante a transitare fluidamente dall’iper-arousal alla stasi profonda.
Questa dinamica di oscillazione regolata tra l’attivazione somatica e la stasi si verticalizza ulteriormente in una specifica classe di micro-focalizzazioni interne, intese come uno studio fenomenologico di vettori attenzionali millenari.
Tali prassi si rifanno direttamente alle centododici istruzioni di concentrazione (dhāraṇā) depositate nel Vijñāna Bhairava Tantra, la cui applicazione operativa nella MEPAC non ne svuota la sacralità originaria né ne riduce il mistero metafisico, ma ne esplicita la mirabile corrispondenza con le leggi dell’ingegneria attenzionale contemporanea.
A questo livello avanzato, il metodo abbandona qualsiasi monitoraggio dei flussi biologici periferici per concentrarsi chirurgicamente sui punti infinitesimali di inversione e interruzione delle dinamiche interne. In quegli spazi millimetrici di assoluta neutralità, la sospensione deliberata del flusso fenomenico agisce come un potente dispositivo di interruzione cognitiva, capace di disabilitare la normale attività cerebrale ed estinguere istantaneamente la ruminazione mentale, anche se non patologica, ma certamente fonte di distrazione, dell’Ambiente P.
Estendendo tale lente d’ingrandimento attenzionale alla purezza dei sensi e alla percezione fenomenica dei canali energetici ‘sottili’, la consapevolezza cessa di essere catturata dagli stimoli esterni per farsi riflessiva. Il praticante sperimenta così la coscienza non più come un contenitore affollato di pensieri o risposte somatiche, bensì come uno spazio vuoto, onnipervasivo e silenzioso, operando la definitiva transizione dall’identificazione con l’ego narrativo verso il processo dell’intendere mediante la facoltà dell’intelletto illuminato.
Lo stesso discorso vale per qualsiasi altro tipo di pratica la cui esecuzione sia strutturata seguendo i medesimi criteri funzionali ed esecutivi (o altri in grado di sollecitare la flessibilità neurovegetativa della Finestra di Tolleranza, stimolandola a espandere il proprio range operativo e a estendere l’ampiezza attenzionale del praticante verso l’esplorazione fenomenologica dei gradienti ‘sottili’ e transpersonali dell’essere), a condizione che tale operazione non ne sradichi il significato simbolico associato alla cornice dottrinale della tradizione di appartenenza.
Dal punto di vista dell’evoluzione spirituale, la prassi rimane legata alla purezza e al rigor del quadro tradizionale di riferimento — il quale può restare specifico e nel rispetto del vissuto, delle credenze e/o valori di ogni praticante, ma potenziato dalla nuova consapevolezza acquisita riguardo alla forza che riveste l’atto attentivo —, all’interno del quale essa ritrova il proprio senso spirituale originario.
In linea con quanto detto, la MEPAC non altera l’integrità del simbolo né profana la cornice originaria, ma ne isola le leggi attenzionali immutabili per integrarle nel proprio asse autonomo di sviluppo.
La MEPAC, pur avendo dei chiari riferimenti spirituali tradizionali, si sintonizza sull’asse universale comune a tutte le tradizioni sapienziali e, riconoscendone e mantenendone la specificità, offre al praticante le condizioni esecutive ideali per attualizzarne i benefici e sostenere il cammino verso l’assorbimento totale (samadhi).
In perfetta continuità evolutiva con questo impianto tradizionale e con quanto appreso nel percorso di meditazione per principianti, in cui il Biofeedback Periferico viene impiegato come dispositivo di assessment psicofisiologico e regolazione dell’arousal, nella dimensione avanzata della MEPAC questo strumento si trasforma nello specchio oggettivo dell’alta integrazione neurofisiologica e della coerenza biologica superiore.
Attraverso lo studio multiparametrico a quattro canali della Nuova Biofeedback Therapy, l’esperienza del biofeedback documenta visivamente il fenomeno del trascinamento (entrainment) — inteso come l’allineamento armonico e spontaneo in cui i diversi ritmi fisiologici del veicolo somatico si sintonizzano fino a oscillare all’unisono — grazie anche ad una raffinata analisi matematica non lineare della Variabilità della Frequenza Cardiaca (HRV).
L’algoritmo traduce il flusso continuo dei dati misurando millimetricamente la distanza temporale che intercorre tra un battito e l’altro. Questa tecnologia avanzata analizza le micro-variazioni di questi intervalli, calcolandone la reale intensità e il bilancio energetico momento per momento.
Nello stato del Testimone, il software registra il crollo del caos interno: i grafici mostrano visivamente come la distanza tra i battiti si stabilizzi in forme ordinate e ad altissima regolarità, offrendo la conferma oggettiva che il rumore di fondo e le distrazioni dell’Ambiente P si sono ridotti, se non addirittura azzerati.
Questa regolarizzazione strutturale si muove in perfetto allineamento con la quiete dell’organismo, parallelamente alla drastica caduta della conduttanza cutanea e alla stabilizzazione della temperatura periferica e della tensione muscolare: esso costituisce il correlato biofisico oggettivo di un sistema che riduce al minimo la complessità nervosa, operando in un regime di perfetta economia cognitiva e vigilanza rilassata.
Proprio a partire da questo stato di stabilità biologica e di azzeramento del caos interno, la prassi della MEPAC compie una transizione verso le tecnologie vibrazionali pure.
Se nella meditazione per principianti il supporto acustico viene impiegato come mero espediente tecnico per saturare le linee di informazione e arginare le distrazioni dell’Ambiente P, nella dimensione avanzata della MEPAC la prassi del mantra subisce una trasmutazione metafisica radicale. Essa cessa di configurarsi come un oggetto su cui ancorare forzatamente il focus, per rivelarsi come una via atta a trascendere la natura stessa dell’atto attentivo ordinaio.
Questa tecnologia dell’ultrasottile si articola organicamente attraverso due direttrici operative:
- La Dinamica del Suono Sacro (I Livelli Superiori della Parola – Vâc): Superando la semplice ripetizione verbale e mentale già appresa nel percorso iniziale, il flusso del suono viene ora esplorato nei suoi stadi più profondi, muovendosi verso ciò che è puramente energetico. L’addestramento guida la mente a spingersi oltre il pensiero silenzioso, il livello ultrasottile dove il mantra cessa di essere una parola o un concetto, rivelandosi come una pura vibrazione che esiste prima ancora di prendere una forma verbale o mentale;
- L’Assorbimento Meditativo (Laya): Attraverso questa sintonizzazione interna, del tutto libera dal continuo commento della logica, il mantra smette di essere una frase memorizzata e si trasforma in una risonanza profonda, capace di riordinare l’intera struttura energetica dell’organismo. In questa fase avanzata, la mente non ‘pensa’ né ripete il mantra, ma si scioglie completamente nella sua forza vitale interiore (Mantra-virya). Questo rilascio consapevole conduce il praticante a fare esperienza dello Spazio Vuoto e silenzioso della coscienza, superando definitivamente l’illusione e le distrazioni dell’ego ordinario.
A questo livello di rarefazione attenzionale, la dottrina dello Yoga Integrale di Sri Aurobindo subisce una verticalizzazione radicale, in cui la tripartizione dell’essere non persegue più la purificazione catartica della macchina umana, ma si configura come il dispositivo metafisico atto a governare la discesa della Coscienza Superiore fino alle trame più intime della materia biologica.
Il processo MEPAC mappa e orienta questa transizione evolutiva muovendosi inizialmente attraverso il vettore della Mente Sottile, intesa come Jnana Yoga Metafisico ancorato all’Ambiente P; qui l’asse attenzionale si flette verso l’apertura incondizionata al Silenzio Cosmico primordiale e, oltrepassata la soglia del settimo chakra e del pensiero discorsivo, la mente si destruttura per farsi pura antenna ricevente delle correnti di coscienza sovrarazionale che calano dall’alto (da sopra il Dvadāśānta, il confine che, in Oriente, è considerato la via di accesso della coscienza individuale agli stati di coscienza superiori, stati che Guénon definirebbe ‘informali’), traducendo l’atto percettivo in intuizione pura e trasparente.
Questa sintonizzazione intellettuale si estende e si trasforma immediatamente nel flusso del Vitale Superiore, il quale interviene nell’Ambiente A per governare l’agire nel mondo e l’interazione con l’ambiente circostante. In questo distretto, la MEPAC inserisce un dispositivo attenzionale in cui il potenziale emotivo e le forze dinamiche della personalità non vengono più trattenuti o scaricati ciecamente e orizzontalmente verso l’esterno, ma vengono raccolti e diretti intenzionalmente verso l’alto per supportare il lavoro di verticalizzazione.
Questo orientamento si appoggia alla Bhakti Transpersonale — intesa non come slancio emotivo o devozione religiosa ordinaria, ma come una tensione energetica impersonale, un’aspirazione pura e unidirezionale del sistema verso l’Assoluto — grazie alla quale ogni azione e movimento interno si spogliano di qualsiasi residuo egoico o finalità utilitaristica, trasmutandosi nella pura sintonizzazione con lo Spanda, la vibrazione cosmica originaria che pulsa al cuore della realtà.
Il movimento discendente trova infine il suo compimento operativo nel Fisico Energicamente Sublimato, l’ambiente C in cui prende forma e si esprime il Supramentale, elevando la biologia al massimo delle sue potenzialità espressive; coerentemente con il culmine dell’opera aurobindiana, la micro-focalizzazione attenta viene direzionata oltre il confine somato-sensoriale ordinario, penetrando l’infinitesimale ordito del ‘veicolo’ somatico.
In questo modo il praticante può sperimentare consapevolmente la Coscienza Universale come presenza pulsante e radicata nella materia grossolana stessa, operando una sintesi trasmutativa in cui lo Spirito riconosce se stesso nell’infinitesimale ordito della Materia Animata, rivelandone l’indissolubile unità originaria.
Questo cammino di verticalizzazione biologica ed energetica trova la sua esatta mappa dottrinale e il suo compimento nella codificazione fondamentale di René Guénon e della sua visione della Tradizione Primordiale.
Per Guénon, la Metafisica (La Metafisica Orientale, R. Guénon) rappresenta rigorosamente ciò che si colloca al di là della natura e dei dati sensoriali ordinari, configurandosi non come una speculazione filosofica astratta, bensì come conoscenza intellettuale pura, immediata, immutabile e universale, e, in quanto tale, Infinita.
Con le parole di Guénon, qui si tratta di Conoscenza per Eccellenza, Conoscenza Intellettuale situata stabilmente oltre il dominio della ragione discorsiva e del regno della quantità (il finito), e per la quale le forme esteriori (parole, simboli, riti, o altro) possono essere solo un semplice e ridotto supporto e il cui effetto trascendente ne è indipendente, in quanto attiene alla presa di coscienza (riconoscimento) di ciò che immutabilmente È nel dominio del ‘Non Tempo’.
La sintonizzazione, inizialmente mossa soltanto da un’aspirazione, un anelito, a questa Dimensione Esistenziale Universale, stimola il ritorno a quello che Guénon definisce ‘lo stato primordiale’, stato da cui è possibile accedere agli stati superiori allo stato umano (ovvero superiori alla Manifestazione Formale), ‘…gli stati sovraindividuali, ma ancora condizionati…..che, — seppure informali — appartengono ancora all’esistenza manifestata…’ (definita appunto Manifestazione Informale), ‘….fino al grado dell’universalità che è dell’Essere puro’ , al di là del principio del quale (Essere Puro e principio di ogni tipo di manifestazione) si colloca il Non Manifesto, fine ultimo e assolutamente incondizionato, illimitato e inesprimibile, se non in termini sottrattivi, della realizzazione metafisica, peraltro perfettamente corrispondente alla ‘Liberazione’ o emancipazione spirituale delle dottrine Indù (definita Kaivalya), in cui ‘….l’essere liberato è veramente in possesso della pienezza delle sue possibilità’ perché ha perso ogni limitazione, la cui radice risiede nell’Ignoranza‘ Metafisica (Avidyā).
Per Guénon, ciò che è fondamentale per accedere alla realizzazione metafisica è la conoscenza teorica supportata dalla potenza della ‘concentrazione’ (Dharana), ovvero dall’uso altamente consapevole dei processi attentivi finalizzati alla conoscenza, all’integrazione del proprio essere individuale e alla fusione della Coscienza Individuale con la Coscienza Universale (lo Yoga Supremo, l’Unione Perfetta).
Nell’epoca attuale, in cui l’essere umano si trova immerso in un contesto sociologico perturbatore (l’Ambiente A) che frammenta costantemente l’unità dell’essere, saturando l’Ambiente P di contenuti algoritmici e riducendo l’Ambiente C a un mero oggetto da manipolare, la spassionata lucidità della visione guenoniana risponde a questo vuoto esistenziale offrendo un orientamento profondo che agisce come un vero e proprio atto di resistenza ontologica, capace di strappare l’individuo dagli automatismi della meccanicità biologica per restituirlo alla sua interezza originaria.
Lungi dal creare una frattura dottrinale con l’impostazione evolutiva di Sri Aurobindo, la MEPAC armonizza queste due visioni titaniche sul piano della pura prassi attenzionale: la spiritualizzazione e la trasparenza che il processo aurobindiano imprime alla materia biologica bonificano interamente il ‘veicolo’ somatico, convertendolo da generatore di rumore biologico a specchio limpido del Principio Metafisico.
Una volta che la biologia è stata così pacificata e reintegrata all’unità del proprio essere individuale, essa cessa di agire come una zavorra quantitativa e si offre operativamente come il Centro, il Polo o l’Asse Cosmico immutabile descritto da Guénon.
L’esercizio avanzato consiste proprio nello stabilizzare l’asse attenzionale lungo questa verticale geometrica che attraversa gli stati molteplici dell’essere e che si aggancia pienamente all’Intelletto Trascendente.
Quest’ultimo è di ordine universale e rende possibile la conoscenza metafisica, conoscenza che, diversamente, non sarebbe accessibile all’Intuizione Sensibile, il cui ambito di conoscenza riguarda solo aspetti ridotti della natura.
Solo grazie all’Intelletto Trascendente è possibile percepire la propria biologia ordinaria e il piano temporale terrestre non più come confini opachi, ma come la periferia mobile, trasparente e transitoria di una ruota cosmica.
Questa contemplazione pura disattiva definitivamente ogni residuo iper-investimento cognitivo (Ambiente P) e l’identificazione con il proprio corpo (Ambiente C) e con il resto del mondo manifesto (Ambiente A), traghettando il sistema verso l’Intelletto Puro e verso gli stati sovrarazionali ‘informali’, sovraindividuali (proprio perché senza alcuna forma, limite e confine), che Guénon definisce ‘….l’oggetto reale della metafisica, o, ancor meglio, che è la conoscenza metafisica vera e propria’.
Attraverso questo azzeramento di ogni coordinata periferica, l’assorbimento in meditazione profonda (Dhyana) trasmuta fluidamente nelle condizioni operative per la realizzazione del Samadhi, o assorbimento totale.
Al praticante vengono così offerti tutti gli strumenti dottrinali e operativi (che rappresentano i mezzi e non il fine) atti a realizzare il compimento dell’ultimo degli otto stadi dell’Astanga Yoga di Patanjali, in cui la distinzione tra il Testimone, l’atto dell’intendere e l’oggetto inteso svanisce definitivamente, riconducendo il sistema psicofisico alla sua origine coscienziale all’interno dell’Ordine Metafisico Universale, condizione indispensabile per la ‘Liberazione’ (come definita sopra).
Proprio a partire da questo apice di assoluto svuotamento e liberazione, dove il sistema ha toccato l’inesprimibile vertice del Non-Manifesto, la traiettoria esecutiva della MEPAC compie l’ultimo e definitivo movimento di inversione: dalle vette rarefatte della metafisica guenoniana essa plana e ritorna a terra, riportando l’infinito potere del Non-Manifesto all’Essere — due facce indissolubili della stessa medaglia originaria, dove lo Zero si specchia nell’Uno —, quale principio di ogni forma di Manifestazione, e riconnettendo quest’ultimo direttamente all’Uomo.
Dall’analisi rigorosa delle diverse correnti tradizionali d’Oriente e d’Occidente, il percorso esecutivo evolve così verso un ulteriore e supremo vertice metafisico ed esperienziale: lo Shivaismo Tantrico Non Dualista del Kashmir, che trova nella figura e nell’opera di Abhinavagupta la sua massima ed eccezionale espressione dottrinale.
In questo alveo culminante, la Coscienza Universale — denominata propriamente Saṃvit — cessa di essere percepita come un vuoto statico, remoto o distante dalla materia grossolana, per rivelarsi come la sorgente immanente e onnipervasiva della realtà stessa, una scaturigine luminosa (Prakāśa) e intrinsecamente vibrante (Vimarsa).
Attraverso la lente di Abhinavagupta, l’illusione della frammentazione viene definitivamente superata non per via di una fuga o di un rifiuto del piano fenomenico, poiché il mondo manifesto non costituisce una prigione o un inganno da cui evadere, bensì la pulsazione dinamica e l’estensione stessa (Spanda) della Coscienza Universale.
Per il meditatore avanzato della MEPAC, questa integrazione dottrinale si traduce nella consapevolezza che la biologia regolarizzata, l’Ambiente C pacificato, l’Ambiente P silenziato e l’Ambiente A sottratto alle perturbazioni esterne, non sono che la rifrazione macroscopica della medesima dinamica vibrazionale dell’Assoluto.
L’uomo non è più un frammento separato dal cosmo che tenta faticosamente di risalire verso l’Invisibile, ma diventa il punto esatto in cui l’Assoluto respira e riconosce se stesso, trasformando l’intero ‘veicolo’ somatico nel tempio vivente in cui il Non-Manifesto si materializza, agisce e manifesta la sua presenza radiante nel mondo.
In conclusione, la MEPAC (Metodologia per l’Equilibrio dei Processi Attentivi sui Chakra di N. Bonaventura) si configura come lo strumento dottrinale e operativo che, integrandosi sinergicamente a tutti i principi e alle prospettive metafisiche precedentemente esposte, viene utilizzato, quale mezzo, nell’addestramento del percorso avanzato.
La Metodologia agisce concretamente riorganizzando e bilanciando capillarmente i flussi dell’attenzione lungo l’architettura sottile dei centri energetici durante ogni forma di esperienza umana.
Attraverso questa sintonizzazione geometrica e l’assimilazione dei principii tradizionali, la MEPAC fornisce, auspicabilmente, i presupposti biologici e psicofisici necessari per favorire la fusione totale tra la coscienza individuale e la Coscienza Universale, risolvendo l’auto-oscuramento e restituendo l’individuo alla sua interezza originaria.
Giunti alla fine di questo ampio trattato sulla meditazione avanzata e sui principi metafisici, ci si potrebbe chiedere se, possedendo o avendo raggiunto le condizioni adeguate di stabilità mentale e fisiologica, valga davvero la pena intraprendere un percorso così intenso, un ‘Lavoro’ (per usare un termine molto caro a Gurdjieff e, come vedremo, anche a Guénon) così impegnativo, come quello proposto dalla MEPAC.
A questa legittima domanda si preferisce rispondere direttamente con le parole di Guénon: ‘…..qualsiasi risultato, anche parziale, che l’essere ottenga nel corso della realizzazione metafisica, è ottenuto in modo definitivo. Simile risultato costituisce per tale essere un’acquisizione permanente che nulla gli potrà mai far perdere; il lavoro compiuto in questo dominio, quand’anche venga a interrompersi prima del suo termine finale, è fatto una volta per tutte, per la buona ragione che è fuori del tempo’ (tratto dalla Metafisica Orientale, R. Guénon).
Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:
- Abhinavagupta, Luce delle Sacre Scritture (Tantrāloka), a cura di Raniero Gnoli, UTET, Torino, 1972.
- Aurobindo S., La sintesi dello Yoga. Vol. I, II, III, Ubaldini Editore, Roma, 1967-1969.
- Aurobindo S., Guida allo yoga. Gli insegnamenti del grande maestro, Edizioni Mediterranee, Roma, 2009.
- Bertagni, G. (a cura di). Vijñāna Bhairava Tantra. Materiali e dispense di studio. Disponibile online sul sito ufficiale del curatore: gianfrancobertagni.it
- Dyczkowski M. S., La dottrina della vibrazione nello sivaismo tantrico del Kashmir, Adelphi Edizioni, Milano, 2013.
- Guénon R., Il simbolismo della croce. Traduzione di Pietro Nutrizio, Adelphi Edizioni, Milano, 2012.
- Guénon, René, La metafisica orientale, traduzione di Pietro Nutrizio, Milano, Luni Editrice, (Collana: Grani pensatori d’Oriente e d’Occidente), 2011.
- Guénon R., Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, Adelphi Edizioni, Milano, 1989.
- Guénon R., L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta, Adelphi Edizioni, Milano, 1992.
- Guénon R., Gli stati molteplici dell’essere, Adelphi Edizioni, Milano, 1996.
- Guénon R., Simboli della scienza sacra, Traduzione di Francesco Zambon, Adelphi Edizioni, Milano, 1975.
- Iyengar B. K. S., Gli antichi insegnamenti dello yoga. I sutra del grande maestro Patañjali, Gruppo Editorial Futura, 1997.
- Osho R., Tantra. La comprensione suprema, Bompiani, Milano, 1994.
- Osho R., Il libro dei segreti, Bompiani, Milano, 1995.
- Osho R., La bibbia di Rajneesh, Bompiani, Milano, 1996.
- Ouspensky P. D., Frammenti di un insegnamento sconosciuto: testimonianza di otto anni di lavoro come discepolo di Gurdjieff, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma, 1976.
- Ouspensky P. D., La quarta via. Discorsi e dialoghi secondo l’insegnamento di G. I. Gurdjieff, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma, 1997.
- Porges S. W., La teoria polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione, Giovanni Fioriti Editore, 2014.
- Swami Satyasangananda Saraswati, Sri Vijnana Bhairava Tantra – L’Ascesa. Edizioni Satyananda Ashram Italia, 2010.
- Vijnanabhairava. La conoscenza del Tremendo. Traduzione di Attilia Sironi, a cura di Attilia Sironi, Piccola Biblioteca Adelphi, 1989.
