Dr. Nunzio Bonaventura – Psicologo, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Biofeedback Terapeuta

Role Playing

Il Role Playing è una tecnica derivata dallo psicodramma dello psichiatra J. L. Moreno, si basa sulla simulazione di un ruolo (recitare un ruolo) di una situazione di vita reale (o potenzialmente reale) e costituisce un modo molto rapido ed efficace attraverso il quale i partecipanti possono perfezionare o apprendere i comportamenti messi in atto durante il role playing.

Il role playing può coinvolgere due (coppia) o più partecipanti (famiglia, classe o gruppo) ed è utilizzato nella formazione aziendale e professionale, nella didattica e in ambito clinico e psicoterapeutico.

Il formatore, l’insegnante o lo psicoterapeuta determina l’argomento e la durata del role playing e chiede ai partecipanti di interpretare il ruolo (o aspetti del ruolo) loro assegnato, mentre gli altri agiscono come osservatori delle interpretazioni.

Al termine del gioco di ruolo si apre una discussione su tutti gli aspetti che hanno caratterizzato la rappresentazione, sul modo in cui i ruoli sono stati interpretati, sulla qualità della comunicazione dei partecipanti, sulle dinamiche evidenziate, sui vissuti cognitivi ed emotivi dei partecipanti e degli osservatori.

Interpretando il ruolo, i partecipanti recitano la parte ‘come se’ fosse una situazione reale e sperimentano i comportamenti, i pensieri e le emozioni inerenti a quel ruolo, anche se in un ‘contesto protetto’ e con la guida della persona che organizza il role playing (formatore, insegnante o psicoterapeuta).

Nella formazione e nell’istruzione, i partecipanti svolgono ruoli sociali tipici dei contesti aziendali, professionali ed educativi.

Per queste ragioni, il coinvolgimento emotivo dei partecipanti è solitamente meno intenso che in un contesto psicoterapeutico, come durante la rappresentazione di uno psicodramma o altre situazioni terapeutiche in cui i partecipanti che interpretano il ruolo (ad esempio la coppia o la famiglia che ha richiesto la consulenza, o la persona in trattamento e lo psicoterapeuta che interpreta un ruolo terapeutico complementare, o che interpreta il ruolo della persona in trattamento) sono esposti ad aspetti dolorosi o traumatici che si sono verificati nella loro vita o che sono solo immaginati come possibili, ma molto temuti (ad esempio, il lutto per una persona cara).

Tuttavia, questo è vero solo in parte, perché molto dipende da come è strutturato il role playing, dalle condizioni psicologiche ed emotive pregresse dei partecipanti e dal grado di conflitto implicito nel gioco di ruolo specifico in questione.

A seconda dei limiti di libertà a disposizione dei soggetti nell’interpretazione dei ruoli e degli obiettivi del role playing, possiamo distinguere:

1) Role Playing strutturato

(ai ‘giocatori’ vengono fornite precise istruzioni scritte riguardo ai ruoli specifici che devono interpretare, è richiesta una forte aderenza ai ruoli e tutti gli aspetti del role playing sono altamente restrittivi. In questo tipo di role playing, di solito si apprendono o si perfezionano comportamenti specifici per risolvere problemi e per gestire situazioni abbastanza standardizzate, come la vendita o la presentazione di un prodotto, come gestire i rapporti gerarchici tra colleghi di lavoro, tra insegnante e alunni o eventuali reclami o obiezioni dei clienti, come tenere una riunone, ecc. );

2) Role Playing semistrutturato

(ai ‘giocatori’ vengono fornite istruzioni scritte da seguire, ma senza specificare i dettagli dei ruoli che interpreteranno e come li interpreteranno, non è richiesta una rigorosa aderenza ai ruoli e solo alcuni aspetti del role playing sono restrittivi. In questo tipo di role playing, in genere si apprendono o perfezionano gli stessi tipi di comportamenti del role playing strutturato, ma con meno vincoli nell’interpretazione del ruolo, oppure i tipi di comportamenti del role playing non strutturato descritto di seguito, ma con maggiori vincoli nell’interpretazione del ruolo);

3) Role Playing senza struttura

(ai ‘giocatori’ non vengono fornite istruzioni scritte da seguire, ma solo informazioni generali o nessuna informazione sui ruoli che interpreteranno spontaneamente, creativamente e che potrebbero anche essere il prodotto della loro immaginazione e nessun aspetto del role playing è soggetto a restrizioni. In questa tipologia di role playing si apprendono o si perfezionano comportamenti che favoriscono la risoluzione di problemi in ambito di coppia, familiare, educativo e didattico, professionale, aziendale e di gruppo in generale, attraverso lo sviluppo dell’intuizione, della sensibilità e della capacità di relazionarsi, soprattutto dal punto di vista emotivo e affettivo, oltre che pratico).

Esistono poi una serie di tecniche attraverso le quali il conduttore del role playing (formatore, insegnante o psicoterapeuta) interviene attivamente nello svolgimento del gioco di ruolo.

Il suo intervento mira a facilitare il gioco, a mettere in luce aspetti importanti ma meno evidenti, a far emergere contenuti ed emozioni inespresse, a stimolare i partecipanti in difficoltà o a creare deliberatamente ulteriori difficoltà per rendere il gioco più costruttivo, ecc.

Utilizzando la tecnica del cambio di ruolo, il conduttore incoraggia l’attore a interpretare un ruolo diverso da quello che sta interpretando al momento, oppure lo incoraggia a interpretare il ruolo opposto (tecnica del cambio di ruolo) a quello che sta interpretando al momento (ad esempio, il venditore interpreta il ruolo dell’acquirente, il genitore interpreta il ruolo del bambino, ecc.).

L’applicazione di queste tecniche consente ai partecipanti di esplorare ruoli o aspetti dei ruoli di cui sanno poco o nulla.

Un modo per consentire a tutti i partecipanti al gioco di ruolo di esplorare ogni possibile ruolo offerto dalla simulazione implementata è quello di far ruotare i partecipanti tra ruoli diversi (tecnica della rotazione dei ruoli).

Ad esempio, nella terapia familiare, lo psicoterapeuta può chiedere a ciascun membro della famiglia di interpretare i ruoli che possono essere svolti in quella famiglia (padre, madre, figlio, figlia, fratello, sorella, nonno, nonna, zio, zia, ecc.), promuovendo la consapevolezza reciproca dei rispettivi ruoli e delle esperienze cognitive, comportamentali ed emotive a essi associate.

Utilizzando la tecnica del pensare ad alta voce, in conduttore del role paying invita l’attore ad esprimere ad alta voce ciò che sta pensando in quel momento.

L’attore in questione, solitamente girando leggermente la testa per non guardare direttamente il volto dell’interlocutore, esprimerà ad alta voce il contenuto dei suoi pensieri, evidenziando aspetti di sé fino a quel momento sconosciuti agli altri.

L’intervento della persona che conduce il role playing può essere ancora più efficace se sceglie di intervenire direttamente e, stando dietro l’attore, parlare a suo nome, esprimendo pensieri che presume possano essere o potrebbero essere ciò che l’attore silenzioso pensa o potrebbe pensare.

Usando altre tecniche (la tecnica dello spostamento temporale e/o spaziale, cioè la proiezione in un altro tempo e/o in un altro luogo), il conduttore del gioco può stimolare la presa di distanza dalla specifica situazione che gli attori stanno interpretando in quel momento, facilitando così un minore coinvolgimento emotivo e una prospettiva diversa e più ampia.

Indipendentemente dal tipo role playing e dalle tecniche utilizzate, durante l’interpretazione del ruolo (di una storia reale o immaginaria), gli ‘attori’ mettono in gioco, più o meno inconsciamente, aspetti di sé stessi (che desiderano o rifiutano e che possono essere apprezzati o svalutati dalla società).

Ciò consente loro di conoscersi meglio e imparare a mettere in relazione più attentamente le diverse situazioni del gioco con i comportamenti manifestati e con i pensieri e le emozioni provate (vedi l’A-B-C dell’approccio comportamentale e l’A-B-C dell’approccio cognitivo razionalista), per poi scoprire come modificare quegli aspetti e modi di agire e di pensare indesiderati o socialmente inappropriati.

In questo senso, il role playing nell’ambito della formazione e dell’educazione assume sempre una valenza trasformativa e, soprattutto nel contesto clinico (di terapia individuale, di coppia, familiare e di gruppo), anche psicoterapeutica, influenzando in modo significativo gli schemi cognitivi, le convinzioni, i comportamenti e le risposte emotive e fisiologiche dei partecipanti e degli osservatori.

Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:

F. Boccola. Il role playing. Progettazione e gestione. Carocci editore, 2012.

M. Castagna. Role playing, autocasi ed esercitazioni psicosociali. Come insegnare comportamenti interpersonali. Fanco Angeli, 2001

S, Capranico. Role playing. Manuale a uso di formatori e insegnanti. Raffaello Cortina Editore, 1997