Il termine greco diagnosi (diagnosis) deriva da diagignosko (riconosco) e, in medicina, indica il processo decisionale che consente di identificare una malattia attraverso l’analisi dei sintomi.
Come in altre discipline, anche in psicoterapia la formulazione della diagnosi è un momento di cruciale importanza, poiché su di essa si baserà la decisione se effettuare o meno un intervento terapeutico e, in ultima analisi, la scelta del tipo di intervento, della frequenza, della durata, delle strategie e delle tecniche da utilizzare (L’assessment cognitivo-comportamentale: una valutazione multidimensionale per la formulazione della diagnosi in psicoterapia).

Pertanto, formulare la diagnosi più accurata e scientifica possibile è il presupposto fondamentale per un trattamento appropriato ed efficace.
In un processo decisionale non scientifico, tra tutte le ipotesi possibili, l’ipotesi che ci sembra più plausibile è quella che sicuramente sceglieremo con maggiore probabilità.
Al contrario, in un processo decisionale scientifico, l’ipotesi che ci sembra più plausibile (detta ipotesi alternativa) è quella che deve essere verificata attraverso la ricerca sperimentale, mentre la mancata verifica dell’ipotesi plausibile (detta ipotesi nulla) si presume vera ed è considerata la condizione iniziale appropriata per il processo decisionale.
In altre parole, si prosegue cercando di confermare l’ipotesi meno plausibile (ipotesi nulla) e, procedendo attraverso un ‘imbuto decisionale’, si lascia alla fine la conferma dell’ipotesi più plausibile (ipotesi alternativa), riducendo così al minimo la probabilità di errore.
Il rigore dell’approccio scientifico risiede nella metodologia che sta alla base del processo decisionale, che penalizza fortemente qualsiasi ipotesi o scelta che nasca da convinzioni personali, da intuizioni non supportate da analisi oggettive delle informazioni raccolte.
Il processo decisionale scientifico è una polizza assicurativa per una diagnosi accurata, poiché riduce notevolmente la probabilità di errore durante la fase di valutazione.
La consapevolezza dell’importanza del processo diagnostico per il successo dell’intervento psicoterapeutico è un aspetto che caratterizza particolarmente l’approccio teorico e metodologico cognitivo-comportamentale.
Tra tutti gli approcci psicoterapeutici, la Terapia Cognitivo-Comportamentale [e gli approcci basati sulla sua metodologia, inclusa la Terapia Cognitivo-Comportamentale dell’Equilibrio Olistico (TCCEO di N. Bonaventura) dei processi attentivi], che si avvale del prezioso supporto del Biofeedback Periferico e della mappa diagnostica dell’equilibrio olistico dei processi attentivi per formulare la diagnosi] è stata storicamente più interessata a mantenere una posizione rigorosa e scientifica nella formulazione della diagnosi.
Principale fonte di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:
N. Dazzi, V. Lingiardi e F. Gazzillo (2009). La diagnosi in psicologia clinica. Personalità e psicopatologia. Raffaello Cortina Editore
