Dr. Nunzio Bonaventura – Psicologo, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Biofeedback Terapeuta

Il Disturbo di Panico

Il Disturbo di Panico è un disturbo curabile in cui attacchi ripetuti, improvvisi e imprevedibili di intensa paura o disagio (attacchi di panico) sono accompagnati da numerosi dei seguenti sintomi:

  1. palpitazioni o tachicardia;
  2. sudorazione, brividi e vampate di calore;
  3. tremori, torpori o formicolii;
  4. sensazione di soffocamento;
  5. sensazione d’oppressione al petto;
  6. disturbi addominali;
  7. sensazioni di vertigini o svenimento;
  8. sensazioni d’irrealtà o distacco da se stessi;
  9. paura di perdere il controllo, di impazzire e di morire.

Gli attacchi di panico improvvisi raggiungono la massima intensità in un tempo molto breve, possono essere più o meno frequenti, possono verificarsi durante il giorno o la notte (risvegli dal sonno indotti dal panico) e sono solitamente seguiti da una costante ansia di avere un altro attacco di panico.

Nel Disturbo di Panico, gli attacchi di panico non sono scatenati da stimoli o situazioni specifici e prevedibili; tuttavia, una persona con Disturbo di Panico può anche avere attacchi di panico causati da immagini mentali o dall’esposizione a stimoli o situazioni prevedibili, come nel caso della fobia specifica (fobia con attacchi di panico), oppure che dipendono da pensieri o sensazioni corporee che vengono interpretati come una minaccia (come nel caso dell’ansia di malattia con attacchi di panico), o che si verificano durante la guida, nei centri commerciali, ecc. (come nel caso dell’agorafobia con attacchi di panico].

Questa tipologia di attacchi di panico viene attribuita ai Disturbi d’Ansia che li hanno causati, mentre si parla di Disturbo di Panico solo se lo stesso soggetto presenta anche attacchi di panico improvvisi, preoccupazione eccessiva e persistente, oppure cambiamenti significativi nel comportamento dovuti alla frequenza degli attacchi di panico e alle loro conseguenze nella sua vita.

La persona affetta da questo disturbo ha difficoltà a comprenderne l’evoluzione, anche se spesso ne ricorda l’inizio (ad esempio, il primo attacco di panico nel centro commerciale).

Ci sono persone che sviluppano questa psicopatologia a causa di un Disturbo Post-Traumatico da Stress (ad es., a seguito di un incidente stradale), alcune dopo una perdita affettiva (separazione, divorzio o morte del coniuge o di un familiare a cui erano particolarmente legati o dal quale dipendevano), altre in seguito ad un malessere temporaneo (ad es., vertigini o palpitazioni cardiache).

In alcuni soggetti predisposti, l’ipertiroidismo o un’altra patologia possono facilitare l’insorgenza di condizioni fisiologiche presenti anche nel disturbo di panico.

Per questo motivo, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico e, se necessario, su suo consiglio, consultare un endocrinologo o un altro specialista (neurologo, neuropsicologo, cardiologo, ecc.).

L’iperventilazione, una condizione psicofisiologica che spesso si accompagna agli attacchi di panico (per il coinvolgimento dell’iperventilazione nei disturbi d’ansia e di panico, si veda ‘L’iperventilazione: un modello privilegiato per la valutazione quantitativa e qualitativa dell’attivazione psicofisiologica con la Teoria Tricromatica dell’Equilibrio del Sistema Nervoso Vegetativo‘), è stata riscontrata cronicamente più presente in alcuni soggetti con disturbo di panico.

La comparsa di attacchi di panico e del disturbo di panico possono essere facilitati dal fumo, mentre l’uso di alcune sostanze tossiche o potenzialmente tossiche, in particolare la classe degli stimolanti (come amfetamine, cocaina, caffeina, taurina, ecc.), ha generalmente effetti vasocostrittori e tende a produrre un aumento della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca (tachicardia) e della frequenza respiratoria (tachipnea).

Questi effetti fisiologici possono causare attacchi di panico in alcuni individui predisposti (Relazioni tra uso di sostanze tossiche, ansia, attacchi di panico e depressione).

Al contrario, alcune persone cercano di ridurre la frequenza degli attacchi di panico evitando accuratamente tutto ciò che ritengono (a torto o a ragione) potenzialmente in grado di produrre sintomi che causano un attacco di panico, oppure evitando determinate situazioni, come luoghi chiusi, piazze, supermercati, ambienti affollati, aerei, treni, ecc.; questi comportamenti generano però fobie e una progressiva riduzione dei limiti di libertà, di autostima e del senso di sicurezza personale, rendendo cronica la psicopatologia.

Alcune caratteristiche della personalità sono comuni alle persone colpite da questo disturbo anche prima della sua insorgenza:

• tendenza a concentrarsi molto sul corpo e sulle sue funzioni e una spiccata attenzione a percepirne le variazioni, esterne ed interne;

• intolleranza alla sofferenza fisica e psicologica e paura della malattia (Disturbo d’ansia di malattia);

• particolare suggestionabilità (autoipnosi) e impressionabilità;

• la facilità con cui una persona può somatizzare (cioè trasformare difficoltà e preoccupazioni psicologiche in sintomi fisiologici o neurologici);

• un atteggiamento generale di intolleranza verso tutte le situazioni percepite come ‘coercitive’, forzate;

• l’abitudine di arrabbiarsi spesso, anche per cose banali (anche se questa rabbia non sempre viene espressa direttamente);

• la presenza di una certa dose di ansia e/o tensione nello svolgimento delle normali attività quotidiane (ansia generalizzata, non correlata a eventi o a situazioni specifiche), lavorative e/o scolastiche;

un attaccamento eccessivo, morboso e spesso idealizzato a una persona (solitamente il marito, ma può essere anche la moglie o il figlio o qualsiasi altra persona ritenuta adatta) con cui si crea un legame esagerato e soffocante e che si considera forte, capace, competente per affrontare il mondo e le sue difficoltà e da cui spesso ci si ‘aspetta’ protezione e cure (si veda anche quanto discusso riguardo l’ansia di separazione e l’agorafobia);

• bassa autostima, a volte ben nascosta da comportamenti audaci e ribelli;

• il pregiudizio che le persone nel mondo siano ingannevoli e che bisogna sempre stare attenti e che non ci si può fidare di nessuno.

Le persone che soffrono di disturbo di panico spesso si scoraggiano facilmente a causa della loro condizione e possono anche sviluppare un Disturbo Depressivo [I Modelli della Depressione (Parte Prima): i modelli comportamentali; I Modelli della Depressione (Parte Seconda): il modello cognitivo classico e l’approccio sistemico-processuale; I Modelli della Depressione (Parte Terza): un approccio Cognitivo-Comportamentale integrato nella psicoterapia della depressione] tale da portare alla disoccupazione o a lasciare la scuola.

Un disturbo di panico diagnosticato erroneamente può portare a cure mediche eccessive e a molteplici visite in ospedale, che di solito si concludono con la somministrazione di un sedativo, la rassicurazione che si tratta ‘solo’ di ansia e il consiglio di prendersi una pausa e andare in vacanza (L’importanza di formulare una diagnosi in psicoterapia; L’assessment Cognitivo-Comportamentale: una valutazione multidimensionale per la formulazione della diagnosi in psicoterapia).

In generale, in assenza di trattamento, il decorso tende a essere cronico, caratterizzato da alti e bassi, con crisi episodiche e remissioni.

È improbabile che l’intervento farmacologico (ad esempio, benzodiazepine e/o antidepressivi) da solo sia sufficiente a curare radicalmente il disturbo di panico; tuttavia, in alcuni casi, l’uso di farmaci è estremamente utile e, in altri, addirittura necessario.

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) [si veda anche Terapia Cognitivo-Comportamentale dell’Equilibrio Olistico (TCCEO di N. Bonaventura) dei processi attentivi] è il trattamento di elezione del disturbo di panico.

L’intervento terapeutico deve essere integrato e includere le attività del pensiero e dell’immaginazione, le sensazioni corporee, i comportamenti, le emozioni e i sentimenti della persona sottoposta al trattamento clinico.

In alcuni casi può essere necessario o utile coinvolgere il coniuge e/o i familiari durante il trattamento, per spiegare in che modo essi stessi contribuiscono al mantenimento dei sintomi della persona in trattamento (naturalmente sempre con il consenso di quest’ultima).

L’intervento terapeutico sulle attività di pensiero e immaginazione è necessario per imparare a identificare immagini mentali disfunzionali, pensieri automatici e irrazionali, modelli cognitivi, credenze e processi metacognitivi che, insieme agli autoinganni, minano la coerenza di significato personale e favoriscono l’insorgenza di attacchi di panico.

L’intervento terapeutico sulle sensazioni corporee è importante per imparare a gestire le risposte fisiologiche disfunzionali (tachicardia, sudorazione eccessiva, iperventilazione, tensione muscolare e tremori diffusi, ipertermia o ipotermia, ecc.) e lo stress che accompagnano gli attacchi di panico e ne amplificano la percezione dell’intensità.

In questo ambito di intervento, l’utilizzo del Biofeedback Periferico (La Teoria Tricromatica dell’Equilibrio del Sistema Nervoso Vegetativo), dell’Ipnosi e l’insegnamento di appropriate Tecniche di Rilassamento (Il rilassamento muscolare e viscerale: Rilassamento Progressivo di Jacobson, Training Autogeno e Tecniche di Rilassamento Immaginativo; Il ruolo delle Immagini Mentali in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale) e /o di Meditazione rappresentano gli strumenti terapeutici privilegiati.

L’intervento terapeutico che comprende l’ambito comportamentale ha come obiettivo quello di insegnare alla persona in cura ad affrontare in modo progressivo e non traumatico le situazioni che facilitano il verificarsi degli attacchi di panico.

Questo obiettivo viene raggiunto gradualmente attraverso l’esposizione (in immaginazione e poi in vivo) a stimoli o situazioni attivanti, ma inibendo le risposte automatiche di fuga o di evitamento, che saranno sostituite da altre considerate adattive e funzionali (tecniche di respirazione, rilassamento, controcondizionamento, ecc.).

Per quanto riguarda questo ambito di intervento terapeutico, lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, se lo ritiene necessario o utile, può accompagnare la persona in trattamento anche al di fuori dello studio clinico, in ambienti che facilitano l’insorgenza di attacchi di panico, e supportarla con il suo aiuto.

L’intervento terapeutico sull’emotività mira a gestire le emozioni negative (in particolare quelle di ansia e paura) e a controllarne l’intensità, per evitare comportamenti di fuga o di evitamento.

Anche il senso di colpa e la vergogna, sentimenti spiacevoli che spesso accompagnano i comportamenti di fuga e di evitamento, non devono essere trascurati durante il trattamento terapeutico.

In conclusione, il Disturbo di Panico, se diagnosticato prima che diventi cronico, può essere trattato in tempi ragionevoli; al contrario, se il disturbo è già diventato cronico, la durata del trattamento sarà certamente più lunga e il trattamento risulterà più complesso, ma l’esito potrà essere certamente positivo.

Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista.’

Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:

MANUALE MSD (Versione per i pazienti)

Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5-TR), American Psychiatric Association, Publishing, Washington, DC, 2022 e successivi aggiornamenti.