Da diversi anni ormai, la psicologia occidentale sta esaminando con crescente interesse diversi aspetti importanti della psicologia orientale (Psicologia e ricerca spirituale).
Questa psicologia, a differenza della psicologia occidentale, considera l’uomo non solo a livello fisico e mentale, ma anche a livello spirituale.
Ogni approccio psicologico orientale non può prescindere dall’importanza data allo Yoga, ai suoi insegnamenti e alla conoscenza dei Sutra (aforismi) del grande maestro Patanjali (risalenti ad un periodo compreso tra il V e il II secolo a.C.).
Patanjali propone un approccio il più possibile standardizzato per l’insegnamento dello Yoga e un metodo pratico per raggiungere il suo obiettivo finale (che corrisponde al significato stesso della parola Yoga): l’unione di corpo, mente e anima con l’Assoluto.
Questo obiettivo si raggiunge attraverso un impegno continuo nel disciplinare l’intelletto, la mente, le emozioni e la volontà.

Esistono molti tipi di yoga e, sebbene diversi (qui ne menzionerò alcuni tra i principali), perseguono tutti lo stesso obiettivo:
- Hatha Yoga, che si occupa del corpo fisico, del suo controllo, del suo benessere, della sua conservazione, delle leggi che lo governano, ecc.;
- Karma Yoga, il quale si concentra sulle azioni giuste che il praticante deve compiere per raggiungere l’obiettivo finale dello yoga;
- Raja Yoga (o Yoga Reale), che si occupa della mente, del suo controllo e del suo sviluppo. Questo è lo Yoga adatto a chi desidera sviluppare la volontà, le capacità mentali e sensoriali;
- Bhakti Yoga (o Yoga della Devozione), in cui la devozione amorevole a una divinità personale è centrale. Questo Yoga è particolarmente adatto a coloro che credono di poter raggiungere l’obiettivo finale dello yoga attraverso l’amore devozionale;
- Kundalini Yoga, che mira a risvegliare l’energia kundalini, a canalizzarla attraverso il canale centrale e i chakra e a unire la propria Coscienza Individuale con la Coscienza Universale [Metodologia per l’Equilibrio dei Processi Attentivi sui Chakra (MEPAC di N. Bonaventura)];
- Gnani Yoga (Jnana Yoga o Yoga della Conoscenza), che si occupa, da un punto di vista metafisico, della conoscenza relativa alla difficile questione della vita e ciò che si trova al di là di essa.
L’opera di Patanjali è composta da quattro capitoli (Pada).
Il primo capitolo, Samadhi Pada, è rivolto a coloro che hanno già raggiunto un certo livello di evoluzione nel percorso dello yoga.
In esso, Patanjali definisce lo yoga come la sospensione delle fluttuazioni della mente (Citta Vritti Nirodha). Dal punto di vista delle neuroscienze cognitive, questo ‘arresto delle fluttuazioni’ corrisponde alla stabilizzazione del segnale neurale e alla riduzione del ‘rumore’ di fondo del sistema nervoso (Reddy & Roy, 2018), permettendo alla coscienza di emergere nella sua natura pura e non frammentata.
Nello stesso capitolo, Patanjali esamina le ‘fluttuazioni’ e la sofferenza che ne segue, mostra come superarli, e definisce Samadhi, la fase finale del percorso dello yoga, presentando le tecniche di meditazione con cui il ricercatore si libera dalle catene che impediscono una chiara visione delle cose.
Il contenuto del secondo capitolo, Sadhana Pada, è rivolto alla coscienza comune, quella delle persone che non hanno ancora raggiunto il livello di evoluzione tale da poter trarre beneficio dalla conoscenza descritta nel Samadhi Pada.
Patanjali definisce le afflizioni che disturbano l’equilibrio della coscienza delle persone non addestrate allo yoga e mostra come dissolvere le contaminazioni attraverso l’autodisciplina.
Studi attuali (Chaudhry et al., 2023) evidenziano come il superamento di questi ostacoli mentali promuova una ‘rettifica psicosomatica’, migliorando sensibilmente l’immunità biologica del praticante e la sua capacità generale di tollerare la frustrazione.
Il terzo capitolo, Vibhuti Pada, descrive le proprietà dello yoga e l’arte dell’integrazione (samyama) attraverso la concentrazione (dharana), la meditazione (dhyana) e l’assorbimento profondo o completo (samadhi).
Il quarto capitolo, Kaivalya Pada, descrive la natura della liberazione distinguendo tra Kaivalya (liberazione finale) e Samadhi.
Molto interessanti dal punto di vista psicologico sono le spiegazioni riguardanti gli stati concentrazione (dharana), meditazione (dhyana) e di assorbimento profondo o completo (samadhi).
Per quanto riguarda la concentrazione (dharana), il primo passo consiste nell’imparare, attraverso una pratica instancabile e rigorosa, a focalizzare l’attenzione indivisa su un singolo punto.
In pratica, si tratta di imparare a controllare e dirigere deliberatamente le funzioni della mente verso un punto centrale.
Per la maggior parte delle persone, dharana è inizialmente molto difficile.
Ecco perché Patanjali ha previsto pratiche preparatorie (yama, niyama, asana, pranayama e pratyahara) per dharana (concentrazione), pratiche che, insieme a dharana, dhyana e samadhi, costituiscono l’Ashtanga Yoga (le otto discipline o rami dello Yoga).
Quando lo stato di concentrazione (o attenzione) viene mantenuto in modo appropriato per un certo periodo di tempo su un punto o un’area specifica del corpo (o su una delle sue funzioni, come ad esempio la respirazione), la persona entra in uno stato meditativo (dhyana), caratterizzato da un ’flusso regolare di attenzione’ diretto verso quell’area o funzione specifica.
In termini di fisica della coscienza, questo passaggio può essere descritto come l’implementazione di un ‘modello senza rumore’ (noise-free model): la mente non deve ‘costruire il silenzio’, ma semplicemente cessare di alimentare le variazioni indesiderate che lo nascondono.
Questa distinzione è molto importante perché chiarisce che non è l’oggetto della fissazione attentiva o il processo di fissazione in sé a essere importante, ma piuttosto la regolarità del flusso dell’attenzione, che non dovrebbe subire ostacoli o interruzioni [per una spiegazione dettagliata delle caratteristiche dei processi attentivi e delle loro implicazioni nel campo della psicoterapia cognitivo-comportamentale, vedere ‘Che cos’è la Terapia Cognitivo-Comportamentale dell’Equilibrio Olistico?’ (TCCEO di N. Bonaventura)].
Mantenendo la regolarità del flusso dell’attenzione, ovvero mantenendo l’intensità del campo di coscienza stabile, regolare e costante, la coscienza passa dalla concentrazione su un punto (dharana) a uno stato di attenzione non focalizzata (dhyana).

Quando l’oggetto della meditazione (cioè l’oggetto del flusso ininterrotto dell’attenzione) assorbe il meditante, la persona perde la consapevolezza di sé stessa come soggetto separato dall’oggetto della meditazione.
Questo è il Samadhi (assorbimento profondo o totale), il risultato della pratica meditativa.
La scienza moderna conferma che questostato di assorbimento totale non solo eleva la qualità dell’esperienza soggettiva, ma conduce a una forma di ‘eccellenza personale’ che integra salute psichica e vigore biologico.
Questa intuizione tradizionale trova oggi un riscontro sorprendente nelle più recenti analisi computazionali (Borghesi et al., 2024). La ricerca ha infatti evidenziato come i meditatori esperti non scivolino in una sorta di torpore o rilassamento passivo, ma mantengano un assetto biologico estremamente vitale e coordinato.
Attraverso un fenomeno definito ‘accoppiamento dinamico’ (coupling), il cuore e il cervello iniziano a dialogare con una coerenza superiore, ottimizzando le risorse dell’intero organismo.
Questi dati validano scientificamente la visione della TCCEO, confermando che il superamento delle fluttuazioni mentali non è un’assenza di energia, ma uno stato di massima efficienza neurofisiologica in cui l’impegno attentivo sostiene e stabilizza la salute sistemica del praticante.
Un esempio modesto e limitato di Samadhi (Satori), comprensibile a tutti, è ciò che avviene quando un artista (un pittore, un musicista, ecc.), ma anche ciascuno di noi, perde la consapevolezza di sé come soggetto separato perché è completamente immerso nell’oggetto, nel prodotto artistico (un dipinto, un brano musicale eseguito, ecc.) o in qualsiasi altro oggetto di esperienza in cui è profondamente immerso.
La stessa cosa accade quando una persona si immerge, quasi in uno stato di estasi, nella contemplazione di un paesaggio naturale, al punto da sentirsi così unita a esso da non percepire più alcun confine tra sé e ciò che è fuori di sé.
Questi sono esempi di Satori, cioè di stati di Samadhi brevi e temporanei, che non possono essere mantenuti nel tempo e che si raggiungono, nel primo caso con lo sforzo (l’opera creativa dell’artista), nel secondo caso in modo naturale (l’esempio della contemplazione di un paesaggio).
La differenza tra l’esperienza del meditatore esperto e quella dell’artista o del profano è che il meditatore, seguendo una pratica diligente, inizia a sperimentare il Samadhi in modo sempre più costante e anche al di fuori della pratica meditativa corrente, finché, ad alti livelli evolutivi, tutta la sua vita sarà realizzata nel Samadhi.
Al contrario, l’artista, per sperimentare il Samadhi, è costretto a creare un prodotto artistico, mentre il profano non ha la possibilità volontaria di creare le condizioni affinché si verifichi il Samadhi.
È fondamentale comprendere, come evidenziato anche dalle ricerche più recenti (Manjunath, 2023), che la meditazione (dhyana) non è un elemento opzionale o separato, ma la parte integrante e culminante di tutto il percorso yogico; infatti, se, da un lato, la preparazione del corpo e della disciplina etica permettono che il Silenzio della Mente non rimanga un evento episodico e instabile, privo di un adeguato supporto biologico e comportamentale, dall’altro, lo Yoga di Patañjali ci insegna che la meditazione funge da vero filo conduttore: essa non solo corona, ma unifica ogni disciplina precedente, rappresentando la sintesi finale in cui lo sforzo individuale si scioglie nell’assorbimento totale.
Considerare la meditazione come parte di un intero sistema di vita permette di passare da una ‘pratica sul cuscino’ a una condizione dell’essere che pervade ogni azione quotidiana.
In conclusione, affinché si verifichi il Samadhi, è essenziale uno stato di silenzio mentale (creato volontariamente o verificatosi involontariamente), in cui la coscienza divisa (tra il conoscitore, l’oggetto conosciuto e il processo di conoscenza) cessa di esistere (Quando la mente non serve: il silenzio della mente. Al di là dell’accettazione e del rifiuto).
Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista. In accordo con la psicopatologia fenomenologica di Karl Jaspers, va sottolineato che i chakra vengono utilizzati esclusivamente come mappe concettuali per la gestione del carico attentivo e l’analisi dei vissuti soggettivi. L’approccio fenomenologico, infatti, cerca la connessione interna dei sensi: non chiede perché succede (spiegazione causale), ma come appare alla coscienza del soggetto.’
Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:
Borghesi F, Cremascoli R, Chirico A, Bianchi L, Di Moia A, Priano L, Piedimonte A, Mauro A & Cipresso P (2024). Mind and body connection in expert meditators:a computational study based on central and peripheral nervous system. BMC Complement Med Ther. 2024 Mar 7;24(1):117. doi: 10.1186/s12906-024-04413-5. PMID: 38454382; PMCID: PMC10921575.
Chaudhry N, Bhandari RB, Gaur V. (2023). Yoga perspective on personal excellence and well-being. J Ayurveda Integr Med. 2023 May-Jun;14(3):100717. Epub 2023 May 22. PMID: 37224682; PMCID: PMC10220233. doi: 10.1016/j.jaim.2023.100717.
Iyengar BKS (2003). Teoria e pratica dello Yoga. Edizioni Mediterranee.
Iyengar BKS (1997). Gli antichi insegnamenti dello Yoga. I Sutra del grande maestro Patanjali. Gruppo Editoriale Futura.
Klaus B. Baerentsen (2015). Patanjali and neuroscientific research on meditation. Front. Psychol., 03 July 2015 – Sec. Cognition Volume 6 –– https://doi.org/10.3389/fpsyg.2015.00915.
Manjunath NK (2023). Meditation is an Integral Part of Yoga. Int J Yoga. 2023 Sep-Dec;16(3):153-155. doi: 10.4103/ijoy.ijoy_12_24. Epub 2024 Feb 9. PMID: 38463646; PMCID: PMC10919407.
Reddy JSK and Roy S (2018). Commentary: Patanjali and neuroscientific research on meditation. Front. Psychol. 9:248. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2018.00248.
